La menzogna dell'inferno di Roberto Fantini

pubblicato il 11/01/2021 in Arte e Cultura da Francesco Pistolato
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Francesco Pistolato

Difficile dare torto a Roberto Fantini quando afferma che “la dottrina cristiano-cattolica della dannazione eterna rappresenta il crimine intellettuale e morale più mostruoso dell’intera storia dell’umanità”. Nonostante che le assolutizzazioni non siano una forma di ragionamento, ma iperboli, in questo libro di Fantini, intelligente al pari degli altri da lui scritti, ma più mordace, le argomentazioni a favore di tale asserzione non mancano, né i documenti che la avvalorano.

Il libro è strutturato essenzialmente in due parti: l’una storico-argomentativa, l’altra documentaria. L’autore racconta come la dottrina della dannazione eterna sia stata sostenuta da parte di esponenti eminentissimi della Chiesa, tra i quali spiccano Sant’Agostino (IV-V secolo) e San Tommaso (XIII secolo). Ad essa si contrappone Origene (II-III secolo), secondo il quale la misericordia divina e l’opera salvifica del Cristo porterebbero a una “restaurazione finale”. Tale posizione di Origene venne respinta dalla Chiesa, che nei molti secoli da allora si è mantenuta sull’affermazione dell’esistenza dell’inferno. Solo negli ultimi cinquant’anni i toni si sono attenuati, ma tutti i papi del dopoguerra – Fantini non menziona però Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I – ad eccezione di papa Francesco, hanno ribadito la dottrina ufficiale.

Fantini si accalora, ma non perde la lucidità, ribattendo punto per punto in particolare le argomentazioni di Agostino nella Città di Dio. Tuttavia sarebbe sbagliato leggere il libro come una disquisizione teologica inattuale. Quello che l’autore esplicitamente intende sottolineare è come questa dottrina dell’inferno sia stata e sotto traccia sia ancora un implacabile instrumentum regni. Il potere della Chiesa si è fondato per due millenni soprattutto sulla paura dell’inferno inculcata in tutti i modi contro il principio cristiano della misericordia. Il danno di questa dottrina tremenda si è ripercosso sul piano civile, giustificando la pena di morte e le torture: se infatti un Dio assolutamente buono applica la sua giustizia in un modo talmente severo e irrevocabile, altrettanto possono fare i potenti umani, con i loro mezzi più limitati, ma spinti fino all’estremo.

Questa è l’accusa più grave rivolta da Fantini alla Chiesa, al pari dell’aver educato le persone al servilismo, all’assoluta mancanza di libertà, per timore della pena eterna. In questa trappola sono caduti spiriti sublimi, come Pascal, ricorda l’autore, dibattentesi fra predestinazione e scommessa sull’esistenza di Dio basata su un criterio meschino di convenienza.

Dunque questo incisivo libro di Fantini è inquadrabile come scritto illuminista, avverso all’oscurantismo perpetrato dalla Chiesa per due millenni. Da papa Francesco, dichiaratamente nelle simpatie dell’autore, questi si aspetta che tragga le conseguenze della sua Misericordiae Vultus: se Dio è soprattutto misericordioso, se la sua ira “dura un istante, mentre la sua misericordia dura in eterno”, al papa attuale non rimane che trarre la logica conseguenza da questa sua chiarissima affermazione e ripudiare definitivamente  e senza mezzi termini l’infernale dottrina.

Con questa speranza si chiude La menzogna dell’inferno. Alla sua tesi chiarissima e ben argomentata non è possibile non solo replicare, ma nemmeno aggiungere niente. Se però ci si pone da un’ottica per così dire di filosofia della storia, allora un’aggiunta può avere un senso.

Nessun dubbio che tutta questa invenzione dell’inferno abbia avuto assai poco di pedagogico e moltissimo di strumentale, al fine di soggiogare le coscienze e con esse le persone. Un passo ulteriore è tuttavia possibile, partendo dal punto di vista del Grande Inquisitore de I fratelli Karamazov di Dostojewski. Gli uomini, così il Grande Inquisitore, temono al di sopra di tutto la propria libertà. Non sanno come gestirla, se ne sentono schiacciati e chiedono che qualcuno li sollevi da un peso che non riescono a reggere. La Chiesa compie quest’opera di misericordia: posto che la dottrina dell’amore di Cristo è praticabile solo da pochi eletti (come l’amore socratico per la Virtù, citato da Fantini), agli uomini viene offerto qualcosa che possono capire e che li libera dalla responsabilità di dover decidere le loro esistenze. Pazienza se c’è un inganno, le persone sono contente così, e la Chiesa compie in tal senso un’opera meritoria.

Detto in termini economici: se la dottrina dell’inferno è stata bevuta per due millenni dalla maggioranza dei cristiani, è perché corrispondeva ad un bisogno, che la Chiesa ha letto e utilizzato ai suoi fini. Il passo definitivo sarà non quando papa Bergoglio si deciderà, se mai si deciderà, a dire esplicitamente che tutti i suoi predecessori hanno cinicamente ingannato il popolo cristiano, ma quando questo medesimo popolo che si riconosce nel sublime insegnamento di Cristo, e tutti i popoli del mondo, capiranno che il rapporto con Dio non richiede intermediari, e che questi possono andarsene in pensione. Solo allora, e non prima, l’inferno e tutte le altre fole che ancora si possono inventare per tenere sotto le persone, si discioglieranno al sacro fuoco che da sempre arde, e che un giorno divamperà incontrastato per il bene di tutti.

Ma, si potrebbe ancora obiettare, che facciamo intanto di quelli che hanno ancora bisogno di credere nell’inferno? Diciamogli quello che rispose Paramahansa Yogananda a chi gli chiedeva se l‘inferno esistesse davvero: “Ma tu, dove credi di essere?”

 

Francesco Pistolato, fpistolato@yahoo.it

Roberto Fantini, La menzogna dell'inferno, Roma 2020, Efesto.

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