A tu per tu con Rita Guardascione, autrice di “Donna con due ombre”

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 15/09/2020 in Arte e Cultura da Francesca Ghezzani
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Francesca Ghezzani

Rita Guardascione, originaria di Monte di Procida, in provincia di Napoli, amante del teatro e delle fiabe, pubblica Il lago rapito (Homoscrivens, 2003), la filastrocca La particella Universale (2005) e nel 2006 vince il concorso internazionale “Una poesia per l’Alzheimer” con il racconto L’assenza. Poi esce sul mercato editoriale con il romanzo Donna con due ombre edito, nuovamente, da Homoscrivens.

Rita, nella tua produzione letteraria spazi quindi tra generi diversi: come mai hai deciso di cimentarti con un romanzo che è stato inserito nel genere thriller e spy-story?

Desideravo scrivere semplicemente un romanzo ed elaborare un personaggio emotivamente dinamico. Siccome nella costruzione ho utilizzato caratterizzazioni tipiche sia del thriller che dello spy-story, come la dualità, il doppio gioco, il ricatto, ecc. automaticamente è stato definito romanzo di genere. Attribuzione necessaria soprattutto nelle fasi della promozione.

Napoli e la terra flegrea fanno da sfondo alla storia o, piuttosto, potremmo definirle coprotagoniste?

Dal momento che il mio intento è sempre stato quello di evidenziare specifiche fisicità e realtà contrapposte, di questi territori allora sì, direi che è quasi doveroso considerarle coprotagoniste. Ci sono scorci di Napoli e tratti della sua periferia, poi c’è Bacoli, cuore dei Campi Flegrei, dove io vivo.

Se dovessi descrivere con tre aggettivi Micol quali useresti? Sarebbe forse più opportuno delinearla con sei “epiteti” dal momento che conduce una doppia vita?

Le motivazioni che spingono Micol ad imbracciare una pistola rispecchiano una condizione emotiva e ragioni che le appartengono profondamente, quindi la sua doppia vita, o meglio la scelta di coprire un ruolo che magistralmente riesce a celare per molti anni, non sono sinonimo di duplice personalità.

Psicoterapeuta o killer, Micol è leale, caparbia, tormentata.

Senza spoilerare, qual è il messaggio che vuoi che arrivi al lettore?

Chi legge non solo guarda dentro il personaggio, ma assorbe la dualità che è un po’ il filo conduttore di tutto il romanzo. Ho narrato di bellezza e degrado, di libertà e condizionamenti, di abiezione e semplicità d’animo che, seppur contrapposti, ci appartengono. Non siamo mai una cosa sola e, spesso, siamo chi scegliamo di essere.

Infine, ti sei anche occupata di filastrocche, ami le fiabe… Dobbiamo aspettarci una tua prossima uscita editoriale in tal senso?

Da quando ho lavorato a Donna con due ombre e dopo la pubblicazione, siccome ero impegnata anche su un altro programma, ho accantonato questa linea letteraria, ma adesso che sto lavorando ad un altro romanzo e ho più tempo vorrei riprendere. Mi piacerebbe collaborare a qualche progetto editoriale e non cercare solo di pubblicare il materiale riposto in cassetto perché le esigenze e i gusti dei bambini sono in continua evoluzione, un testo che quattro anni fa era attuale oggi può rivelarsi poco stimolante. Scrivere per i ragazzi o l’infanzia è impegnativo, i tempi letterari sono diversi da quello di un romanzo e la prima frase è determinante per attirare o meno la loro attenzione.

 

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