Federico Barbarossa Re d'Italia

consacrato il 15 aprile 1155 a Monza

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 15/04/2020 in Arte e Cultura da Filippo Ortenzi
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Filippo Ortenzi

Il 15 febbraio 1155 Federico I Hoenstaufen di Svevia veniva incoronato (con la corona ferrea) a Monza Re d'Italia. Successivamente fu consacrato sacro romano imperatore a Roma il 18 giugno dello stesso anno da Papa Adriano IV. Era un periodo nel quale l'imperatore godeva del supporto della Chiesa Cattolica Apostolica Romana in quanto aveva catturato il riformatore religioso Arnaldo da Brescia, un canonico agostiniano che si opponeva al potere temporale dei Papi, criticava l'endemica simonia che affliggeva la Chiesa, la ricchezza del clero e propugnava il ritorno alla povertà evangelica, e  agli ideali evangelici della carità e della solidarietà. Ovviamente per una Chiesa che, secoli dopo con Papa Leone X sosteneva che: "Tutti sappiamo bene quanto la FAVOLA DI CRISTO abbia recato profitto a noi e ai nostri più stretti seguaci" dette idee rivoluzionarie non erano tollerabili tanto che furono dichiarate eretiche dal II Concilio Lateranense  e il supposto eresiarca fu messo al rogo lo stesso giorno dell'incoronazione imperiale, a significare che repressione clericale ed imperiale andavano nella stessa direzione. Detto idillio non durò molto, perché la corrotta Chiesa Cattolica fomentava i comuni contro il potere imperiale, favorendo un blocco guelfo (filo-papale) al fine di rompere quell'unità Impero-Chiesa che invece era pilastro (sinfonia) dell'Impero Romano con sede a Costantinopoli - Nuova Roma. Per la Chiesa doveva esserci un solo potere, sia spirituale che temporale, quello di San Pietro e il 7 aprile 1167 a Pontida i comuni ribelli lombardi effettuarono il famoso giuramento e crearono un'alleanza (Lega Lombarda) che successivamente sconfisse il Barbarossa  a Legnano il 29 maggio 1176 (le truppe alleate erano guidate da Guido da Landriano e le truppe milanesi che erano seguite da un carroccio con con le insegne bianche crociate di rosso di Milano dal condottiero lombardo Alberto da Giussano, che nella seconda metà del XX secolo è diventato il simbolo del secessionismo padano ed anti-italiano). Poiché in tali tempi era difficile governare contro una Chiesa alla quale aderiva la totalità dei fedeli dell'impero (chi dissentiva o criticava, vedi il citato Arnaldo da Brescia, finiva al rogo), il Barbarossa cercò di riaccordarsi con il Vaticano e si propose come condottiero della terza crociata, durante la quale morì mentre attraversava con il suo esercito fiume Goksu in Cilicia (regione armena dell'Anatolia oggi facente parte della Turchia) il 10 giugno 1190, all'età di 68 anni. Senza un capo il suo esercito si sbandò e subì molte perdite ad opera degli assalti mussulmani, tanto che meno di 5.000 dei 20.000 soldati riuscì ad arrivare in Terra Santa e ricongiungersi con l'esercito crociato. Il suo corpo fu seppellito nella Chiesa di San Pietro in Antiochia dei Siri, ex capitale della Siria, regalata alla Turchia dai francesi nel momento della decolonizzazione (oggi è la città turca di Antakya).

Filippo Ortenzi

Rettore Accademia Ortodossa San Nicodemo L’Aghiorita

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