LA SCRITTRICE CARLA MAGNANI TORNA A PARLARE DELLA PAURA CON IL SUO SECONDO LIBRO "L'OMBRA DEL VERO"

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 29/07/2019 in Arte e Cultura da Redazione
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Redazione

Qual è stato il percorso che l’ha portata alla scrittura?

Da lettrice appassionata e docente di lettere la trasformazione è avvenuta in modo del tutto naturale. Autrice di poesie in gioventù, dopo un’interruzione durata anni, con un’idea di storia in testa per lungo tempo messa da parte, mi sono ritrovata a scriverla e da lì è nato “Acuto”, il mio primo romanzo, uscito nel 2015.

Il secondo, “L’ombra del vero”, è storia recente essendo stato pubblicato nel gennaio di questo anno. Anche questa opera è dovuta a un’idea meditata da tempo?

No, nel modo più assoluto. La potrei definire la logica prosecuzione dell’altra. Anche se la storia e i personaggi sono diversi, il tema affrontato, quello della paura, è il medesimo. Se nel primo la protagonista teme di compiere le scelte che la vita ci impone, nel secondo tutto viene esasperato diventando la vita stessa, con i suoi aspetti più dolorosi, motivo di terrore per Anastasia, tanto da scegliere il suicidio come unica via di fuga.

Eppure Anastasia, la protagonista, potrebbe essere considerata una donna soddisfatta, quasi invidiabile: una bella famiglia, un’esistenza agiata, successo nella professione. Tutti elementi che non farebbero presupporre la volontà di giungere a una tale decisione.

Infatti nessuno lo sospetta, ma il male di vivere, seppure mascherato, convive con lei da tempo facendola sentire inadatta a proseguire un cammino che per tutti, prima o poi, è destinato a diventare, sempre e comunque, anche fonte di sofferenza. Il rifiuto di una forma di vita che non ci rappresenta è interpretato, in psicologia, come un atto d’amore per quella cui aspiriamo, quindi, da questa prospettiva, non dobbiamo meravigliarci della scelta di Anastasia.

Ritiene che la copertina e il titolo del romanzo siano appropriati alla storia raccontata?

Il titolo è stata una mia scelta che la CE ha conservato, la copertina è opera del grafico della stessa Casa: Giuseppe Perrier. Credo che entrambi riescano a trasmettere l’incompiutezza di una verità solo in parte svelata, che si mostra nella sua forma effimera. L’ombra diventa, quindi, la componente incerta da interpretare per ricondurci al vero.

Perché la scelta di narrare dal punto di vista di una donna in coma?

Uno stato di coma che le consente, però, di udire e di capire, sebbene ignorato dai più. Ora Anastasia ha la possibilità di recuperare quel tempo da dedicare a se stessa che prima le mancava e lo usa per scavare nel suo profondo, là dove, altrimenti, non sarebbe mai giunta. In totale immobilità riuscirà a compiere un cammino interiore che la porterà lontano.

Ha trovato difficoltà nella stesura del romanzo e ha avuto bisogno di documentarsi?

Essendo ancorata alla realtà e digiuna di una cultura in campo medico, sì, ho cercato notizie in rete, su riviste del settore e chiedendo informazioni ad addetti ai lavori. Ne è scaturito che non è del tutto escluso che esista uno stato comatoso dove permangono tali facoltà. Non è stato facile scrivere basandosi quasi esclusivamente su flussi di coscienza e rinunciando ai dialoghi, ma l’ho vissuta come una sfida con me stessa e spero di averla superata.

Durante il coma si avvicendano al capezzale della protagonista vari personaggi, ognuno con la propria storia e verità mai dette che solo in quella circostanza si svelano.

Credere l’altro incapace di poter udire e quindi di comprendere, insieme al bisogno avvertito di aprirsi, confessare quello che hanno celato anche a loro stessi, facilita il mettersi a nudo e fa sì che il capezzale di Anastasia diventi una sorta di confessionale. Tutti beneficeranno di questa nuova situazione e la protagonista verrà a conoscenza di verità altrimenti ignorate.

Il personaggio principale riempie gli spazi di lucidità con il gioco delle libere associazioni. Qual è lo scopo?

Abbinare a ogni lettera dell’alfabeto parole evocative, non solo consente ad Anastasia di mantenere attiva la mente, ma anche di fare un viaggio indietro nel tempo alla ricerca di emozioni credute perdute per sempre, di tornare nel presente riflettendo e scavando nel profondo, per una maggiore conoscenza di se stessa e degli altri.

Lettura e scrittura, per lei esistono differenze tra queste due azioni?

Le considero entrambe essenziali. La seconda, per me, è addirittura terapeutica, ottima per farmi riflettere più a fondo. Tutte e due uniscono. La scrittura anticipa le emozioni e riflessioni degli altri, la lettura permette la condivisione con lo scrittore, una vicinanza che allevia i momenti di solitudine. È un ritrovarsi a metà strada.

Crede che la scrittura faccia ormai parte della sua vita?

Ne sono certa. Attualmente sto lavorando alla revisione del terzo romanzo e spero di continuare a leggere e a scrivere ancora a lungo, almeno fino a quando la vita me lo consentirà.

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