MARIA GIACOMETTI, UNA SCRITTRICE A TUTTO TONDO AMANTE DELLA FILOSOFIA E DELLA LIRICA

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 20/06/2019 in Arte e Cultura da Francesca Ghezzani
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Francesca Ghezzani

Maria Giacometti, insegnante in pensione di Storia e Filosofia, psicoterapeuta e traduttrice (ha tradotto alcune opere di Freud per Newton Compton).

Ha collaborato con l’Università di Venezia nel Corso di laurea in Servizio sociale, tenendo seminari sulle famiglie miste e sul tema della violenza in famiglia, inoltre organizza e tiene corsi e conferenze di filosofia a Mestre, Venezia, Santo Stefano di Cadore.

 

Lei è una scrittrice, studiosa di filosofia, appassionata di Bach, di Shakespeare e di Juan Diego Florez. Ha al suo attivo la pubblicazione di due libri, Avvinazzamento, o no?” e “Bianca e Friedrich. Una storia d'amore, di cannocchiali e di fili d'erba. Esiste un anello di congiunzione tra le due opere?

No. Tra i due lavori non c’è niente in comune, se non che anche in “Avvinazzamento” un riferimento alla filosofia c’è. In ogni caso il mio modo di pensare è modellato sugli studi che ho fatto e non può non venirmi in mente questo o quel filosofo.

Come è avvenuta la scelta dei titoli?

I titoli… “Avvinazzamento”: sono andata in cerca di un sinonimo di sbronza, “balla” in veneziano. Il termine mi è piaciuto.

Il secondo titolo dice di cosa si parla nella favola: la storia di amore; l’epoca dei cannocchiali e della rivoluzione scientifica; l’epoca delle grandi filosofie razionaliste. I fili d’erba alludono all’incontro tra Friedrich e Bianca, oltre che alla filosofia di Leibniz.

Quanto studio e documentazione ci sono prima della stesura?

Studio davvero tanto e documentazione altrettanta. In Friedrich rendere con parole semplici la complessità delle filosofie esposte significa saperle quasi a memoria.

È solita scrivere di getto o ama il lavoro di limatura?

Prima scrivo di getto e poi faccio un inesauribile lavoro di limatura. Ma bisogna fermarsi. Non sono mai contenta.

La filosofia è parte integrante della sua vita, a suo avviso può venirci in soccorso anche nella società odierna per rispondere ai grandi interrogativi dellesistenza e per mettere a posto alcune brutture che stiamo vivendo?

Più che di filosofia parlerei di conoscenza, di sapere. La scuola, purtroppo, è stata squalificata e non vengono trasmesse le discipline con il rigore e la profondità che richiederebbero e che non sono incompatibili con l’informatizzazione del mondo. I Guru della Silicon Valley questo lo sanno e fanno studiare ai loro figli le discipline umanistiche, la matematica e la logica senza l’uso di aggeggi digitali. L’Italia è provinciale: ha spazzato via una scuola invidiata nel mondo. Le brutture del mondo sono legate all’ignoranza, al fatto che vengono sollecitate le peggiori pulsioni delle persone invece che metterle in condizione di conoscere veramente la loro situazione. Da Platone in poi l’ignoranza è un sistema di controllo e di dominio.

Da ex docente, come vede la gioventù di oggi?

Ci sono tanti bravi ragazzi. Anche di non bravi. Io avrei fiducia.

So che è anche appassionata di musica lirica, se dovesse abbinare unopera ai suoi libri quale sceglierebbe?

Opere: Per “Friedrich” sceglierei Didone ed Enea di Henry Purcell. O l’Orfeo di Gluck, cantato da Florez ovviamente. Per “Avvinazzamento” un Puccini, Turandot, potrebbe andare, ma forse un’opera più moderna come il Wozzeck di Alban Berg.

Che cosa le piacerebbe scrivere in futuro?

Ho in mente un giallo, che si svolge a Trieste in epoca fascista. E da tempo vorrei scrivere un piccolo saggio sui filosofi e gli animali. Prima o poi devo farlo, perché ho letto tanto, ho tanta bibliografia ed è un argomento che mi ha sempre preso.

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