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Ultimo Tango a Parigi (1973)

Il film che portò al successo planetario il regista Bernardo Bertolucci

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  All'inizio dei favolosi '70 un opera scosse il mondo, destò la gente, scosse nelle fondamenta il comune senso del pudore, rappresentò il sesso in maniera nuda e cruda, teoligizzò lo stesso scavando nella perdizione dell'anima e delle coscienze dei suoi protagonisti.

La trasgressione come perdizione per sfuggire ai malesseri personali,quale migliore medicina per metabolizzare un lutto,un matrimonio fallito,un adulterio,un suicidio apparentemente inspiegabile,per delineare il personaggio complesso di Brando. E la Schneider? La sua metabolizzazione è una sola: lo sfuggire da una vita e una educazione borghese,la sua trasgressione è quella di addentrarsi nei meandri di uno sconosciuto molto più grande di lei d'età,tra le pareti di una grande casa spoglia,disordinata,sporca,trasandata come la sua anima.  Per lei quell'uomo misterioso(Brando)è una rivisitazione nera e cupa della figura del padre dal quale non si è mai riuscita a staccare. Ed ecco che quell'uomo avvolto dal mistero capisce il segreto della ragazza e da subito la circuisce con un magnetismo diabolico e si dà inizio a un vortice di sesso malsano,incontrollabile, disturbante, ma allo stesso tempo reale,tangibile vero in quanto libero.

Attraverso pregevoli primi piani,raffinati piani sequenza e carrellate d'autore, Bertolucci ci racconta tutto questo, avvalendosi di una splendida fotografia curata dall'esperto Vittorio Storaro e delineata infine da una ricercata colonna sonora che si fonde in un perfetto mixaggio audio tra sonoro e parlato. Per far si che la perdizione della trasgressione vada avanti, Brando si impone nella distruzione dell'identità, i due amanti non si devono conoscere,non devono sapere nulla uno dell'altro,le loro vite personali, le loro storie non contano, quello che conta è soltanto la fusione dei loro corpi all'interno di uno spazio di una grande casa abbandonata alla sua trasandatezza che è a sua volta un corpo,un lurido involucro dove all'interno tutto è permesso.

Quando Brando riuscirà finalmente a vomitare la sua più riluttante "zavorra"interiore,metabolizzando il tutto davanti al corpo morto della moglie suicida restituitogli dopo accurata autopsia,si renderà conto di aver ritrovato l'amore da tempo perduto per se stesso e per l'altra metà del cielo e tornerà di corsa dalla ragazza(Maria Schneider). Il suo intento è quello di manifestarglielo senza mezzi termini,volendo riconoscere ,finalmente le identità dei due,dai lui barbaramente fino a quel momento celate,accontentando la giovane ragazza che aveva sempre desiderato ciò.

Ma ormai è troppo tardi e la smascherazione del mistero che avvolgeva Brando romperà il "giocattolo" che affascinava la ragazza e nonostante un ultimo impacciato tango orchestrato da fiumi d'alcol e un importante inseguimento che porterà i due nella bella e perfetta casa borghese della ragazza,un colpo di rivoltella sancirà l'atroce fine di una trasgressiva relazione. Uno sparo,un unico colpo voluto dalla Schneider per uccidere quell'uomo,un omicidio perpetuato con la pistola che fu del padre della ragazza per uccidere quel mostro affascinante e misterioso,uno sparo per uccidere l'amore malsano che l'aveva posseduta.

 

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