Nonviolenza, libertà, riconciliazione. Una rivoluzione umana necessaria.

Le riflessioni dal quinto simposio internazionale di Studi Umanisti ad Attigliano

pubblicato il 10/11/2016 in Arte e Cultura da Virgilio Violo
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Virgilio Violo

“Nel corso della storia l’Essere Umano ha prodotto molteplici rivoluzioni in diversi campi. Questi salti non lineari sono avvenuti quando l’organizzazione sociale e i valori connessi non erano più in grado di dare risposte alle necessità delle comunità umane in via di sviluppo. Attualmente a tutte le latitudini si esprime disagio a causa delle profonde trasformazioni, mentre sorgono nuove esperienze, annunciatrici di possibili domani.”
 

Questo il testo dell’invito al quinto simposio internazionale di Studi Umanisti che ha avuto come tema “la rivoluzione umana necessaria”.
L’evento viene organizzato ogni due anni e si è tenuto contemporaneamente in due posti: ad Asuncion, in Paraguay, e presso il Parco di Studio e Riflessione ad Attigliano in Italia.


Ad Asuncion le giornate sono iniziate il 28 ottobre nei locali degli Archivi Nazionali con un programma che ha incluso presentazione di libri, conversazioni e testimonianze di persone con idee rivoluzionarie in campo politico, sociale, culturale, spirituale e interpersonale. C’è stata anche una sessione di “Teatro spontaneo”, esercitazioni sulle “pratiche trasformatrici” desunte dal campo dell’educazione e della comunicazione. La seconda giornata, sempre ad Assuncion, ha visto diverse tavole rotonde cui hanno partecipato oratori locali e di numerosi Paesi del Continente. Il denominatore comune è stata una ferma convinzione accompagnata dall’azione per arrivare a profonde trasformazioni.

In Italia il simposio si è tenuto ad Attigliano, in provincia di Terni, il 29 e 30 ottobre scorso. Una delle idee da cui nasce l’azione del Centro è quella della “Buona Conoscenza”: studiare per comprendere come migliorare, come rivoluzionare il mondo; lo studio non è inteso come un’attività quieta e fine a sé stessa, ma base della trasformazione; questo mondo in cui gli studi sono sempre più legati alla loro apparente utilità immediata ai relatori del Centro non piace: il modo di vedere il sapere, e la scienza, è un modo direttamente influenzato dall’ideologia dominante, il pragmatismo. In questi dieci anni di esperienza il Centro ha cercato quindi di raccogliere persone che condividono un sapere utilmente diverso allo sviluppo umano.

Il mondo sembra essere pervenuto ad un bivio epocale in cui sembrano aprirsi due cammini, che allegoricamente potrebbero chiamarsi il cammino del sì e quello del no. La catastrofe sembra imminente eppure, studiando le tendenze degli ultimi avvenimenti, si intravede con forza anche un cammino evolutivo che rimette in gioco l’Essere Umano, non come distruttore del pianeta o della natura, ma come essere capace di rigenerarsi e di costruire la propria esistenza, la propria storia: sembra che questa rivoluzione globale, nonviolenta, inclusiva e aperta, tendente alla ricerca di punti in comune, sia già in marcia oggi nel cuore, nell’immaginazione e nell’azione individuale e collettiva. I suoi protagonisti siamo noi, esseri umani in trasformazione.

Tra i relatori da segnalare Akop Nazaretyan, una delle menti più brillanti di quel gruppo di scienziati che tanto contribuirono nello sviluppo ideologico della perestroika, del Nuovo Pensiero di stampo umanista che ha prodotto la fine della guerra fredda e del regime totalitario sovietico. Vito Correddu, del Centro Studi Umanista Salvatore Puledda, Giorgio Mancuso,esperto di Internet, dell’open source e della sua filosofia,Simone Rosati, dell’associazione Guido Cervati per gli studi sulle proprietà Collettive, Eros Tetti, fondatore del movimento “Salviamo le Apuane”, Olivier Turquet, coordinatore italiano dell’agenzia di stampa Pressenza, Rocco Altieri, studioso del pensiero legato alla non violenza, in particolare delle figure del Mahatma Gandhi e di Aldo Capitini, Gerardo Femina, già presidente della comunità per lo sviluppo umano in Italia, Paolo Trianni, esperto del dialogo interreligioso, non violenza Gandhiana, ecologia e vegetarianesimo, Annabella Coiro, esperta di comunicazione alla nonviolenza, Massimo Stefano Russo, ricercatore presso l’università degli studi di Urbino Carlo Bo del dipartimento di scienze della Comunicazione e discipline Umanistiche, Antonio Drago, già docente di storia della fisica all’università di Napoli, di storia e tecniche della non violenza all’università di Firenze e di difesa non violenta e Peacekeeping all’università di Pisa, Stefano Pischiutta, psicoterapeuta e scrittore. La sessione video è stata curata da Guillermo Alejandro Sullings, dirigente del partito Umanista de Argentina e Juan Espinosa, scrittore umanista spagnolo.

La violenza pervade ogni ambito e i mass media gridano a tutte le ore che l’unica risposta è la vendetta; quella vendetta che non potrà far altro che perpetuare la violenza in eterno. In questo circolo vizioso appare la riconciliazione, come un elemento rivoluzionario, giacché spezza in modo unilaterale la catena della violenza e riporta la questione sul piano etico e spirituale e, appunto, l’intento del Simposio è stato quello di riflettere intorno al tema di questa rivoluzione. L’evento ha permesso lo scambio di idee e di ampliare le reciproche conoscenze in un clima di apertura e disponibilità, indispensabile per maturare la creatività e l’ispirazione necessaria al fine di dare le risposte necessarie all’altezza dei tempi.

Sono stati individuati nella nonviolenza, la libertà e la riconciliazione i nuovi paradigmi di una nuova civiltà. Nel caso non si tratta di nonviolenza come atteggiamento passivo e remissivo, una condizione cioè che aspira all’assenza del conflitto, per una sorta di vigliaccheria. La nonviolenza è in conflitto permanente, permanente nella misura in cui si scontra con la violenza personale e sociale, interna o esterna all’essere umano. L’azione nonviolenta ha come fine la liberazione sia dell’oppresso che dell’oppressore. In questa lotta entrambi i soggetti sono sottomessi alla violenza. Con la nonviolenza uno dei soggetti, il soggetto apparentemente più debole, rompe la catena e con il suo agire aspira a una trasformazione dei rapporti di forza. Inizia l’opera di umanizzazione.
Ciò produce un avanzamento, un’apertura verso nuovi orizzonti fino a quel momento sconnessi. Si avverte la consapevolezza di una forza che nasce dal Profondo e che oltrepassa gli apparenti limiti consentiti di spazio e di tempo. Ci si riappropria della propria umanità e delle infinite possibilità.
Nella libertà i relatori del Simposio hanno intravisto il secondo pilastro, il bersaglio principe della Rivoluzione Umana. La libertà non intesa come un traguardo da raggiungere, ma come un’aspirazione continua, un’eterna lotta per il superamento del dolore e la sofferenza. Ciò significa lottare contro tutte le forme di oppressione e di discriminazione, in ultimo, contro tutte le forme di violenza.

La specificità tutta umana di ampliare il proprio orizzonte temporale, permette all’essere umano di orientare la propria azione nel mondo, di scegliere e differire le risposte di fronte agli stimoli. È proprio questa libertà di scelta tra condizioni ciò che determina l’umanità stessa. Non c’è libertà senza l’umano ma soprattutto non c’è umano senza libertà. Possiamo quindi parlare dell’essere umano come di un essere-in-libertà da cui discende che aspirare al più alto grado di libertà è in ultima istanza, aspirare all’umano. A questo punto però è necessario configurare un’etica della libertà, cioè una libertà intesa come il superamento delle condizioni di oppressione non solo in se stessi ma anche nell’altro.
Il terzo pilastro della Rivoluzione Umana è quello della riconciliazione. Questa forse può definirsi come la precondizione per la Rivoluzione e nello stesso tempo una condizione necessaria per una trasformazione profonda. E’ una precondizione perché non si può immaginare il futuro profondamente diverso partendo da un sentimento di rivalsa e risentimento. In quel caso sarebbe il passato a vincere sul futuro. È una condizione necessaria perché il sistema di idee, credenze e aspirazioni in cui viviamo è fortemente impregnato e invaso dalla vendetta. Con la riconciliazione quindi, stiamo mettendo in discussione il trasfondo psicologico in cui questo sistema di valori sta operando.

Superare la vendetta nel vissuto umano sarebbe così una rivoluzione di grande portata.

In sintesi, la Rivoluzione Umana è necessaria, da un lato perché l’attuale condizione umana, intesa nella sua strutturalità, evidenzia sempre più i limiti dell’azione riformatrice d’impostazione pragmatica e dall’altro perché si avverte una carenza temporale-spaziale nell’immaginario collettivo. La Rivoluzione Umana dovrà assumersi l’imperativo di costruire un nuovo assetto sociale che elimini i fattori di oppressione e sfruttamento universalizzando i diritti umani fondamentali, a partire dalla salute e l’istruzione gratuita e per tutti. Una rivoluzione pienamente umana che metterà la libertà come massima aspirazione e accetterà la diversità personale e culturale. Svilupperà una nuova concezione di giustizia che supererà l’idea del colpevole e della vittima. Una giustizia che avrà la missione di riparare l’integrità del tessuto sociale. Immaginerà un’economia che ribalti l’idea che il lavoro sia al servizio del capitale. Un’economia in cui il lavoro non sia il mezzo di sussistenza ma la forma attraverso la quale, in piena libertà, si decide di contribuire al bene comune, svuotandolo quindi dal suo essere mezzo di produzione, merce di scambio o valore esistenziale.

Una rivoluzione che supererà l’istituzione dello Stato nazionale o dello Stato dei gruppi privati oggi in ascesa, e che costruisca le condizioni per la decentralizzazione del potere decisionale verso un modello federativo i cui limiti sono l’intero pianeta.
Una rivoluzione che viva la religiosità a partire dall’esperienza intima dell’essere umano e non da una morale lontana, incomprensibile e convenzionale. Una religiosità che riconcili l’essere umano con il suo passato, per lanciarlo dalla preistoria alla storia pienamente umana.
Una rivoluzione che superi le false antinomie, coscienza e mondo, anima e corpo, mente e materia. È un processo interminabile in cui il protagonista è l’essere umano concreto il cui compito è quello di  umanizzare la terra.

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