Carla Fracci, la forza ed il carisma

La storia della ballerina milanese che ha portato nel mondo la danza e la classe italiana

pubblicato il 06/11/2016 in Arte e Cultura da Deborah Galasso
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Deborah Galasso
Carla fracci

Carla Fracci nata a Milano nel 1936 sin dal 1946 studia alla scuola di ballo del Teatro alla Scala con Vera Volkova ed altri coreografi, diplomandosi nel 1954. Dopo due anni diviene danzatrice solista, quindi prima ballerina nel 1958. La sua notorietà si lega alle interpretazioni di ruoli romantici e drammatici, quali Giselle, La Sylphide, Giulietta, Swanilda, Francesca da Rimini, quasi tutti balletti facenti parte del repertorio classico-romantico, nei quali il ruolo della ballerina romanica la scena. Tra la fine degli anni cinquanta e durante gli anni settanta danza con alcune compagnie straniere, quali il London Festival Ballet, il Sadler's Wells Royal Ballet, lo Stuttgart Ballet e il Royal Swedish Ballet, portando il suo nome e quello della danza italiana ai massimi livelli. Arrivando fino all' American Ballet Theatre nel 1967. Negli anni 70-80 si avvicina anche al mondo televisivo portando il balletto nelle case degli italiani, alla fine degli anni ottanta dirige il corpo di ballo del Teatro San Carlo di Napoli. Dal 1996 al 1997 dirige il corpo di ballo dell'Arena di Verona. Dal 1994 è membro dell'Accademia di Belle Arti di Brera, dal 1995 è presidente dell'associazione ambientalista Altritalia Ambiente e nel 2004 viene nominata Ambasciatrice di buona volontà della FAO. Tutte queste onorificenze sono costate sudore e fatica l'etoile infatti racconta di quanto conti la disciplina, l’equilibrio. La sua tempra, che nonostante l’età, le permette di avere ancora un corpo flessuoso e potersi allenare quotidianamente, è un lascito della sua educazione. L'equilibrio le è stato insegnato vivendo le difficoltà che la vita le ha messo davanti, Carla Fracci afferma :"L'equilibrio non te lo dà la tecnica, o la fatica, che pure è fondamentale. - dice - Te lo dà, parlo per me, l’aver vissuto la terra, anche accanto a una stalla. Senza giochi, senza niente.  Di danza non sapevo nulla, ero piccolissima e minuta, ma per gli altri diventavo un’attrazione ballando col mio papà su una balera. Una vita semplicissima, fatta di niente. Mia nonna mi faceva la bambola con un fazzoletto. Quella dimensione, quella verità di fondo è stato il mio riferimento quando si guardava all’icona, l’idolo, la grande étoile. E voglio anche dire che forse questo mi ha consentito di non rinunciare al resto”. Afferma che l'equilibrio è tutto ma ciò che permette questo è il carattere, la forza di volontà di vivere la danza e la vita in modo totale, infatti la vita del teatro si nutre di continue sfumature e di esperienza. La danza è anche saper trasmettere, essere maestra non è solo piedi e gambe. È testa, è interpretazione, è dettaglio. Il carattere forte e disciplinato di Carla Fracci viene sottolineato in ogni esibizione che la vede protagonista indiscussa, più della tecnica e dei bei giri; ciò che conta è la forza e la vitalità che deve essere trasmessa al pubblico. In occasione del suo ottantesimo compleanno è stata in scena per “La Musa della danza. Auguri Carla!”, il gala che le dedica il Teatro San Carlo di Napoli. Proprio in occasione del suo compleanno però, il Teatro Alla Scala, nel quale è cresciuta e si è formata, si è rivelato deludente, invitandola in prima fila. A tale invito, pare abbia risposto: “Voi mi chiedete di stare in platea, il San Carlo che salga sul palco”.
A consolarla, è stata Napoli, con la sua accoglienza e il suo calore. Tornare a teatro è per l’etoile un’emozione immensa, ma piena di malinconia per come il mondo del teatro è cambiato negli ultimi anni. La Fracci sottolinea come, nell'ultimo periodo, il teatro non si apra ai giovani, non dà più opportunità ai gruppi di ballo italiani e anzi svolta verso grandi corpi di ballo dall'estero. Questo addolora la grande ballerina che si dichiara pronta a rompere gli schemi per amore della danza e delle nuove leve italiane.

 

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