Alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, fino al 10 ottobre 2026, una nuova personale dell’artista italo-senegalese mette sotto accusa i meccanismi con cui il sistema dell’arte costruisce significati, valori e identità. A chi appartiene un’opera d’arte? All’artista che l’ha concepita, alla storia che porta con sé, al luogo da cui proviene o allo sguardo di chi la osserva? È attorno a queste domande, tutt’altro che teoriche, che Adji Dieye costruisce “CONTINENTE ARTE”, la mostra d'arte personale presentata dall’Associazione Genesi in collaborazione con la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo di Torino, con il sostegno di Banca Ifis attraverso Ifis Art, visitabile fino al 10 ottobre 2026.
Il titolo contiene già una provocazione: il “continente” non è soltanto uno spazio geografico, ma un insieme di appartenenze culturali, politiche ed etniche che troppo spesso finisce per precedere l’opera e condizionarne la lettura. Dieye mette così in discussione un meccanismo sempre più presente nel sistema dell’arte contemporanea, la tendenza a trasformare l’identità dell’artista nella principale chiave interpretativa del suo lavoro, fino al rischio che l’opera stessa venga messa in secondo piano. Il cuore della mostra è una nuova video-installazione a due canali, costruita con l’intelligenza di una vera e propria macchina teatrale. L’ambientazione è quella, apparentemente innocua, di una televendita di opere d’arte. Le opere sono le stesse, così come è la stessa artista chiamata a raccontarle. A cambiare sono però i due venditori, interpretati da Valeria Bruni Tedeschi e Alessandro Orlando. È qui che l’ironia diventa strumento critico. I due protagonisti costruiscono narrazioni differenti, attribuendo valore alle opere soprattutto attraverso elementi esterni alla loro complessità formale e concettuale: la provenienza geografica dell’artista, gli stereotipi sugli artisti afrodiscendenti, le aspettative del pubblico e le consuete categorie identitarie. La televendita diventa così una metafora tagliente dell'intero sistema di mediazione dell’arte. Critici, curatori, istituzioni, media e mercato partecipano infatti alla costruzione di quel dispositivo attraverso il quale un’opera viene raccontata, resa comprensibile e, infine, valorizzata. Dieye ne mostra i meccanismi dall’interno, trasformando il linguaggio della promozione commerciale in uno specchio capace di restituire le contraddizioni del sistema. Accanto al video, nuove sculture in metallo evocano torri instabili, architetture precarie e costruzioni sospese in un equilibrio continuamente minacciato. Rivestite e attraversate da elementi tessili, sembrano dare forma fisica alla fragilità delle narrazioni storiche e identitarie prodotte durante e dopo il colonialismo; sono strutture in bilico, come in bilico possono essere memoria, appartenenza e identità. La mostra d'arte non offre dunque risposte definitive, al contrario, costruisce una serie di domande: chi decide il significato di un’opera? Chi stabilisce quali narrazioni debbano essere ascoltate? E quanto siamo realmente liberi di guardare un’opera senza lasciarci guidare dall’identità di chi l’ha realizzata? È proprio in questa zona di attrito che si colloca la ricerca di Adji Dieye, artista multidisciplinare che vive e lavora tra Milano e Dakar. La sua pratica indaga la costruzione delle epistemologie nazionali negli spazi pubblici e istituzionali, utilizzando archivi, architettura, immagini pubblicitarie e dispositivi mediatici per interrogare le contraddizioni dell’idea di progresso e i modi attraverso cui essa viene rappresentata e interiorizzata. Il progetto torinese prosegue inoltre il percorso di collaborazione tra Associazione Genesi e Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, avviato nel 2023 con una mostra collettiva ad Alba e proseguito nel 2024 con la personale di Binta Diaw. Una collaborazione orientata alla valorizzazione di una nuova generazione di artisti italiani attivi nel panorama nazionale e internazionale.
"Sostenere i giovani artisti italiani significa offrire loro non soltanto visibilità, ma anche la possibilità di sviluppare ricerche ambiziose e libere", sottolinea Letizia Moratti, presidente di Associazione Genesi. "Con CONTINENTE ARTE prosegue il nostro impegno nel promuovere una nuova generazione di artisti italiani capaci di interrogare criticamente il presente attraverso linguaggi innovativi e una profonda consapevolezza culturale". La curatrice Ilaria Bernardi individua invece nel progetto una questione centrale del contemporaneo: "Il rischio che l’identità dell’artista finisca per precedere, orientare o addirittura sostituire la lettura dell’opera". Un rischio che Dieye affronta, secondo Bernardi, "con intelligenza e ironia, mettendo a nudo i dispositivi culturali che contribuiscono a determinare il valore e il significato dell’arte". La mostra sarà accompagnata da una pubblicazione concepita come libro d’artista, realizzata appositamente per l’occasione. Con CONTINENTE ARTE Adji Dieye porta dunque il pubblico davanti a uno specchio, quello del sistema dell’arte contemporanea e lo fa chiedendo non soltanto di guardare le opere, ma di interrogarsi sullo sguardo con cui siamo abituati a guardarle. Nota descrittiva del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, Toscana.

