Prima ancora dell’immagine, prima della forma, prima ancora che l’opera d’arte trovi una propria identità, c’è un segno, una linea, una traccia elementare e insieme inesauribile, capace di delimitare, attraversare, interrompere, costruire e persino mettere in discussione la realtà. È da questa intuizione, tanto semplice quanto radicale, che nasce “La linea”, la rassegna d'arte contemporanea collettiva dell’associazione Asart, Artisti Scultori Associati di Pietrasanta, inaugurata alle ore18 nella Sala San Leone di Pietrasanta (LU), dove resterà aperta dal 29 agosto al 13 settembre 2026.
Sono 34 gli artisti chiamati a confrontarsi con un tema che, nelle mani dell’arte contemporanea, smette rapidamente di essere un semplice elemento grafico per trasformarsi in una vera materia di ricerca. La mostra d'arte, curata dal professor Ilario Luperini, critico e storico dell’arte, propone infatti una riflessione sulla linea nelle sue infinite possibilità: segno e confine, gesto e struttura, percorso e limite, forma e libertà. Una scelta che il sindaco Alberto Stefano Giovannetti ha definito particolarmente significativa: "Il tema è una scelta così intelligente ed arguta, che porterà senz’altro a numerose riflessioni importanti sul tema e poi ne farà scaturire altrettante, coinvolgendo così un pubblico sempre più attento e partecipe". Il valore della rassegna sta proprio nella pluralità delle risposte, non esiste infatti una sola linea, così come non esiste un’unica maniera di interpretarla; ogni artista è stato chiamato a misurarsi con il tema attraverso il proprio linguaggio, la propria sensibilità e la propria capacità creativa, dando vita a opere di pittura, scultura e fotografia concepite appositamente per questa occasione. "Tutte le opere di pittura, scultura e fotografia presenti in questa mostra sono nate proprio per esprimere, da parte di ogni artista, con la propria sensibilità e capacità creativa la loro idea di linea", sottolinea Maria Vittoria Papini, presidente dell’Associazione Asart.
È dunque una mostra d'arte che parte da un elemento apparentemente primario per arrivare a interrogativi molto più complessi; perché la linea non è soltanto ciò che separa un dentro da un fuori, una superficie da un’altra, una figura dallo spazio, può diventare movimento, tensione, materia, memoria, pensiero ed proprio su questo passaggio che insiste il curatore Ilario Luperini: "gli artisti in esposizione che hanno voluto cimentarsi con questa sfida, hanno dato vita ad una rassegna d'arte che ci consegna almeno due certezze: la linea nel tempo si è evoluta da semplice contorno bidimensionale a elemento scultoreo, concettuale e performativo". Una trasformazione che racconta la stessa evoluzione dell’arte: dalla necessità di rappresentare il mondo alla volontà di interrogarlo; dalla descrizione alla percezione; dalla forma come superficie alla forma come esperienza. “La linea, aggiunge Luperini, non serve più a delimitare la realtà, ma diventa un mezzo filosofico e concettuale per esplorare le percezioni, i percorsi cognitivi e lo spazio”
È qui che La linea trova la propria dimensione più interessante, nel momento in cui un segno elementare si emancipa dalla sua funzione originaria e diventa linguaggio. Una linea può essere un confine, ma anche il suo superamento, può chiudere uno spazio oppure aprirlo, può rappresentare qualcosa oppure rinunciare completamente alla rappresentazione. Nella Sala San Leone, il tema comune diventa così un territorio di confronto fra personalità e linguaggi differenti; la collettiva d'arte non cerca una definizione della linea, ma sembra piuttosto voler dimostrare quanto sia impossibile racchiuderla in una definizione unica. Trentaquattro artisti, dunque, per una sola parola, ma dietro quella parola, un universo di possibilità, la linea come origine del segno, ma anche come punto di partenza per una nuova idea dell’opera, non più soltanto qualcosa da guardare, ma uno spazio mentale nel quale entrare. Ed è forse proprio questa la sfida più ambiziosa della mostra d'arte: dimostrare come, nella contemporaneità, il gesto più antico dell’arte possa continuare a generare domande nuove e come il SEGNO possa diventare PENSIERO.
Nota critica del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, Toscana.

