C'è un fenomeno sempre più evidente che merita di essere denunciato senza indulgenze, quello di chi, arrivato alla pensione, scopre improvvisamente la pittura, la scultura o qualsiasi altra forma espressiva e pretende, nel giro di pochi mesi, di essere considerato un artista. Come se decenni trascorsi nell'indifferenza verso la cultura potessero essere cancellati dal semplice fatto di avere finalmente tempo libero.
L'arte non è un passatempo, non è un riempitivo per giornate vuote, né una terapia contro la noia, è una disciplina severa, fatta di studio, sacrificio, ricerca, autocritica e confronto continuo; richiede anni, spesso un'intera esistenza, per costruire un linguaggio autentico. Ridurla a un hobby da pensionati significa banalizzarne il valore e mortificare chi dedica la propria vita alla ricerca artistica.
Il problema, tuttavia, non si limita alle opere spesso prevedibili, ripetitive e prive di una reale ricerca culturale. Il dilettantismo emerge anche nell'organizzazione degli eventi; sempre più frequentemente si vedono mostre, esposizioni collettive e manifestazioni artistiche promosse con manifesti, locandine e cataloghi realizzati in modo approssimativo, dove vengono dimenticati persino gli elementi più essenziali, le date di apertura e chiusura, il luogo esatto dell'esposizione, gli orari di visita o altre informazioni indispensabili. Si tratta di errori che non sono semplici sviste grafiche, sono il sintomo di una totale mancanza di professionalità e di rispetto verso il pubblico. Un evento culturale che non comunica chiaramente dove e quando si svolge dimostra superficialità e improvvisazione. È inaccettabile che chi si presenta come promotore di cultura trascuri gli strumenti fondamentali della comunicazione. Attorno a questo mondo si è inoltre sviluppato un circuito autoreferenziale in cui tutti si premiano, tutti si celebrano e nessuno esercita un minimo di spirito critico. Nascono esposizioni improvvisate, riconoscimenti privi di reale valore, cataloghi pieni di elogi reciproci e inaugurazioni che sembrano più occasioni conviviali che autentici momenti culturali. In questo clima ogni produzione viene definita "arte", indipendentemente dalla sua qualità o dal percorso che l'ha generata. Eppure la critica non è una forma di cattiveria, al contrario, è un atto di rispetto nei confronti dell'arte stessa. Se tutto viene applaudito indiscriminatamente, il concetto di qualità scompare. Se ogni esercizio creativo riceve automaticamente la dignità di opera d'arte, allora la parola "arte" perde il suo significato. Naturalmente nessuno può contestare il diritto di dipingere o scolpire per piacere personale, "coltivare" una passione è legittimo e persino auspicabile.
Ciò che diventa discutibile è trasformare un semplice hobby in una presunta ricerca artistica, pretendendo riconoscimenti culturali senza averne costruito le basi attraverso studio, conoscenza e rigore. L'arte merita molto più del tempo libero conquistato con la pensione, merita competenza, umiltà , preparazione e responsabilità ; chi organizza eventi artistici dovrebbe almeno dimostrare il rispetto di informare correttamente il pubblico, evitando l'assurdità di manifesti e cataloghi privi persino delle date (molto spesso manca l'anno). Quando manca persino questo livello minimo di professionalità , non si è di fronte a un progetto culturale, ma all'ennesima dimostrazione di un dilettantismo che rischia di svilire il significato stesso dell'arte.
Nota critica del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, Toscana.

