Dal 7 agosto 2026 al 24 gennaio 2027 il MASI Lugano, Museo d'arte della Svizzera italiana, dedica una mostra-dossier a Umberto Boccioni, uno dei protagonisti assoluti delle avanguardie del Novecento. Intitolata "Umberto Boccioni verso la liberazione Futurista", l'esposizione ricostruisce uno dei momenti più delicati e affascinanti della vicenda artistica del maestro, gli anni di ricerca, di dubbi e di sperimentazione che precedettero la sua definitiva adesione al Futurismo, movimento del quale sarebbe diventato fondatore, teorico e interprete di riferimento.
Il percorso prende avvio da una frase annotata dall'artista nel proprio diario nel marzo del 1907: «Cerco, cerco, cerco, e non trovo. Troverò?». Un interrogativo che sintetizza perfettamente il tormento creativo di un giovane pittore alla ricerca di un linguaggio nuovo, capace di raccontare il mondo moderno. Proprio questa inquietudine diventa il filo conduttore dell'intera esposizione, offrendo al pubblico una lettura ravvicinata dell'evoluzione di Boccioni tra il 1903 e il 1911. La mostra d'arre presenta quindici opere che documentano il progressivo distacco dalla pittura divisionista e il lento avvicinamento ai principi del Futurismo. Accanto ai dipinti prefuturisti appartenenti alle collezioni del MASI, donati alla Città di Lugano dagli eredi di Gabriele Chiattone, sostenitore e committente dell'artista durante gli anni milanesi, trovano spazio alcuni capolavori provenienti da importanti raccolte pubbliche e private, che testimoniano le prime conquiste della stagione futurista. L'esposizione conclude il ciclo di mostre-dossier che il museo ticinese ha dedicato negli ultimi anni a grandi protagonisti dell'arte del novecento, dopo gli approfondimenti riservati ad Alexej von Jawlensky nel 2023 ed Ernst Ludwig Kirchner nel 2024. Un progetto che valorizza il patrimonio del museo e ne approfondisce i legami con la storia artistica del territorio. Il cuore della mostra è costituito dal nucleo di paesaggi divisionisti del 1908 acquistati da Gabriele Chiattone direttamente da Boccioni. In quegli anni l'artista attraversava una fase complessa, segnata da difficoltà economiche e da un'intensa ricerca espressiva. Collaborando con Chiattone tra il 1907 e il 1909 nella realizzazione di progetti grafici, Boccioni cercava contemporaneamente una strada capace di superare il sentimentalismo della pittura tradizionale.
Le pagine del diario raccontano chiaramente questa tensione interiore. Boccioni manifesta infatti una crescente insofferenza verso i temi rurali e pastorali tanto amati dalla pittura dell'epoca, dichiarando il desiderio di rappresentare invece "il nuovo" e il "tempo industriale". Eppure continua ancora a confrontarsi con paesaggi e campagne, nella speranza di ottenere il consenso della critica e del pubblico. Tra le opere più significative compare Campagna romana o Meriggio (1903), una delle prime prove a olio dell'artista. Esposta alla LXXIV Esposizione Internazionale di Belle Arti della Società Amatori e Cultori di Roma, l'opera rivela ancora l'influenza del maestro Giacomo Balla. Tuttavia, prima di venderla a Chiattone nel 1908, Boccioni interviene nuovamente sul dipinto con una pennellata più libera e luminosa, anticipando il progressivo distacco dalla rigorosa tecnica divisionista. Anche Campagna lombarda o Sinfonia campestre testimonia l'attenzione minuziosa per la natura attraverso l'impiego di colori puri, mentre in opere come “Casolare” emerge una nuova concezione dello spazio. La pennellata vibrante suggerisce infatti un paesaggio osservato in movimento, probabilmente dal finestrino di un treno, introducendo il tema della velocità destinato a diventare centrale nel Futurismo. La stessa tensione dinamica caratterizza Contadini al lavoro o Risaiole e soprattutto “Treno che passa”, dove il convoglio a vapore attraversa la composizione come una presenza improvvisa, trasformando il paesaggio in un'immagine attraversata dall'energia della modernità. È il segnale di un cambiamento ormai in atto, la realtà non viene più descritta, ma percepita attraverso il movimento e la sintesi. Particolarmente significativa è anche Sera d'Aprile, paesaggio costruito sulla memoria più che sull'osservazione diretta. L'artista abbandona gradualmente la pratica dell'en plein air per avvicinarsi a una pittura fatta di suggestioni, anticipando una nuova sensibilità verso la periferia urbana e le trasformazioni della città moderna.
Il momento di svolta è rappresentato da “Nudo di spalle” (Controluce) del 1909, straordinario ritratto della madre Cecilia Forlani. La figura, vista di spalle e immersa nella luce, perde ogni riferimento ambientale. La luce non si limita più a illuminare, ma diventa elemento costruttivo e poetico, trasformando il dato reale in una visione emotiva. Con “Ritratto femminile” del 1911 la fusione tra figura e ambiente si realizza attraverso il colore, utilizzato non più in chiave naturalistica ma come vibrazione dinamica. Ancora più evidente è il salto verso il Futurismo in “Visioni simultanee”, dove Boccioni affronta il tema della simultaneità, cercando di rappresentare insieme spazio, tempo e percezione. L'opera nasce anche dall'incontro con il Cubismo durante il soggiorno parigino del 1911 e riflette il clima culturale dell'epoca, profondamente influenzato dalle nuove scoperte scientifiche e dalla teoria della quarta dimensione. Come sottolinea la curatrice Cristina Sonderegger, dalla fine del 1911 la conversione di Boccioni al Futurismo può dirsi definitivamente compiuta. Da quel momento la sua ricerca si svilupperà con straordinaria originalità, soprattutto nell'ambito della scultura, dove raggiungerà alcuni dei risultati più innovativi dell'arte del novecento. La mostra d'arte del MASI non è dunque soltanto un omaggio a uno dei più grandi protagonisti delle avanguardie storiche, ma rappresenta anche un prezioso viaggio dentro il laboratorio creativo di Boccioni. Un percorso che permette di osservare da vicino la nascita di un nuovo linguaggio artistico e di comprendere come dubbi, tentativi e sperimentazioni abbiano condotto l'artista verso quella "liberazione futurista" destinata a cambiare profondamente la storia dell'arte moderna. Nota critica del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara, Toscana.

