Alla 61ª Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, il Padiglione Indonesia presenta “Printing the Unprinted”, un articolato progetto espositivo ospitato presso la Scuola Internazionale di Grafica, nel sestiere di Cannaregio, visitabile fino al 22 novembre 2026. Nato dalla collaborazione tra il Ministero della Cultura indonesiano e la storica istituzione veneziana dedicata alle arti incisorie, il progetto riunisce sette artisti indonesiani di diverse generazioni, Agus Suwage, Syarizal Pahlevi, Nurdian Ichsan, R.E. Hartanto, Theresia Agustina Sitompul, Mariam Sofrina e Rusyan Yasin, attorno a una riflessione sul ruolo della stampa come strumento di memoria, trasmissione del sapere e costruzione di nuove narrazioni storiche. Il cuore concettuale del Padiglione è un immaginario manoscritto del XV secolo attribuito all’archivista Datu Na Tolu Hamonangan, figura leggendaria proveniente dal regno di Harajaon Pusuk Buhit, a Sumatra. Il testo racconta un epico viaggio marittimo compiuto tra il 1472 e il 1486, una spedizione partita dal Lago Toba e diretta verso Malacca, il Golfo del Bengala, il Gujarat, Hormuz, il Mar Rosso, Alessandria e infine Venezia e l’Europa centrale. Secondo il racconto, tre grandi navi, Siboru Deak Parujar, Naga Padoha e Sahala ni Ombak, avrebbero guidato l’impresa, lasciando tracce decisive nello sviluppo delle conoscenze globali. Il manoscritto suggerisce infatti che le società del Sud-Est asiatico possedessero avanzate competenze nautiche, scientifiche e diplomatiche ben prima delle grandi spedizioni europee, mettendo così in discussione una visione storica tradizionalmente eurocentrica. Tra incisioni, disegni, matrici e opere stampate, il progetto costruisce una sorta di archivio alternativo, sospeso tra mito e ricerca storica. L’obiettivo non è tanto dimostrare l’autenticità del racconto quanto interrogare i meccanismi con cui la storia viene scritta, tramandata e spesso esclusa. Particolarmente significativo è anche il metodo di lavoro adottato dal Padiglione, invece di trasportare opere già concluse dall’Indonesia, gli artisti producono i lavori direttamente a Venezia durante una residenza di due mesi presso la Scuola Internazionale di Grafica. Il Padiglione si trasforma così in un laboratorio aperto, fondato sulla collaborazione, sulla co-presenza e sul dialogo continuo tra artisti affermati e giovani emergenti selezionati attraverso i programmi Negeri Elok e National Talent Management. Il progetto affronta inoltre temi legati alla memoria culturale e ai traumi storici ereditati, promuovendo pratiche di ascolto, riflessione collettiva e cura reciproca. In questa prospettiva, la pratica artistica diventa anche uno strumento di resilienza e guarigione. Nella fase finale della Biennale, il Padiglione ospiterà una nuova residenza collettiva con decine di artisti indonesiani, ampliando ulteriormente il processo partecipativo e ridefinendo l’idea stessa di padiglione nazionale come spazio dinamico di produzione culturale condivisa. Con Printing the Unprinted, il Padiglione Indonesia propone così uno dei progetti più originali e stratificati della Biennale Arte 2026, un viaggio immaginario tra oceani, archivi e memorie dimenticate che invita il pubblico a ripensare le geografie della storia globale.
Nota descrittiva del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara.

