Dal 7 maggio al 5 luglio 2026 il CAMeC, Centro d'Arte Moderna e Contemporanea di La Spezia, dedica la nuova Project Room a uno dei protagonisti assoluti dell’arte contemporanea italiana, Michelangelo Pistoletto. La mostra d'arte “Michelangelo Pistoletto. Memoria di un istante. Quattro quadri specchianti” propone un percorso concentrato ma estremamente significativo attorno ai celebri quadri specchianti dell’artista biellese, opere che hanno rivoluzionato il rapporto tra immagine, spazio e spettatore. L’esposizione è stata inaugurata giovedì 7 maggio negli spazi al piano terra del museo spezzino e rappresenta uno degli appuntamenti culturali più rilevanti della stagione artistica ligure. L’ingresso gratuito conferma inoltre la volontà del CAMeC di aprire il dialogo con un pubblico ampio, offrendo un’occasione privilegiata per confrontarsi con una ricerca che ha segnato profondamente la storia dell’arte del novecento. Il progetto espositivo si concentra su uno dei nuclei fondativi della poetica di Pistoletto, il quadro specchiante. Nato all’inizio degli anni Sessanta, questo linguaggio ha modificato radicalmente l’idea tradizionale di pittura trasformando la superficie dell’opera in un luogo aperto alla realtà. Lo specchio non è più semplice supporto, ma dispositivo attivo capace di inglobare il visitatore, il tempo presente e lo spazio circostante. Entrando nella Project Room, il pubblico non si troverà davanti a immagini statiche e concluse, ma a opere in continua trasformazione. Ogni movimento, ogni presenza, ogni riflesso diventa parte integrante del lavoro artistico. È proprio questa relazione diretta con chi osserva che rende i quadri specchianti una delle invenzioni più radicali della ricerca contemporanea. Il titolo della mostra, Memoria di un istante, richiama infatti la natura effimera e insieme permanente del riflesso, un’immagine che esiste soltanto nel momento in cui viene percepita, ma che allo stesso tempo trattiene memoria del reale. Il percorso si apre con due opere provenienti dalla collezione permanente del museo: Autoritratto del 1970; Scimmia in gabbia realizzata tra il 1962 e il 1973. Entrambi i lavori testimoniano la centralità del tema dell’identità e della presenza umana nella ricerca di Pistoletto. In Autoritratto, il concetto stesso di rappresentazione viene ribaltato. L’artista non offre una figura fissa e definitiva di sé, ma lascia che il proprio volto si fonda continuamente con quello dello spettatore e con l’ambiente circostante. Il quadro smette così di essere una finestra illusionistica e diventa uno spazio condiviso, un campo di esperienza diretta. Ancora più intensa appare Scimmia in gabbia, una delle immagini emblematiche dell’universo pistoletiano. La figura animale, impressa sulla superficie riflettente, dialoga con il visitatore generando un corto circuito visivo e simbolico. La gabbia, metafora della condizione umana e sociale, si apre a una lettura sempre nuova proprio grazie alla presenza di chi guarda, continuamente coinvolto nell’opera. Le superfici in rame nichelato e acciaio inox amplificano questa dimensione partecipativa, trasformando ogni quadro in un “autoritratto del mondo”, secondo una definizione più volte evocata dall’artista stesso. Accanto ai lavori storici, la mostra presenta due opere appartenenti alla serie dei Frattali, realizzate tra il 1999 e il 2000. Si tratta di una fase successiva della ricerca di Pistoletto, in cui il riflesso si intreccia con forme geometriche e sequenze numeriche ispirate alla struttura frattale. Questi lavori introducono una riflessione sul concetto di infinito e sull’ordine matematico nascosto nella realtà. I profili mistilinei, ripetuti secondo ritmi modulari, generano superfici dinamiche nelle quali il riflesso continua a mutare insieme alla percezione dello spazio. In questo dialogo tra arte e matematica emerge la volontà di Pistoletto di superare i confini tradizionali dell’opera per indagare processi di trasformazione continua. Le geometrie frattali diventano così metafora di una realtà in perpetua evoluzione, dove ogni elemento contiene il tutto e ogni immagine rinvia a infinite possibilità di lettura. La scelta del CAMeC di dedicare la nuova Project Room a Michelangelo Pistoletto non ha soltanto un valore artistico, ma anche storico e territoriale. Nel corso degli anni il museo spezzino ha costruito un rapporto significativo con le esperienze dell’arte contemporanea italiana e internazionale, ponendo particolare attenzione agli artisti che hanno ridefinito il linguaggio visivo del secondo novecento. L’esposizione rappresenta quindi anche un omaggio alla lunga relazione tra l’artista e il territorio ligure, rafforzando il ruolo di La Spezia come luogo di ricerca e sperimentazione culturale. A oltre sessant’anni dalla nascita dei primi quadri specchianti, il lavoro di Michelangelo Pistoletto continua a mantenere una straordinaria attualità. In un’epoca dominata dalle immagini digitali e dalla continua esposizione del sé, le sue superfici riflettenti sembrano interrogare ancora una volta il rapporto tra individuo, società e rappresentazione. La mostra del CAMeC invita il pubblico a vivere l’arte non come semplice contemplazione, ma come esperienza diretta e condivisa. Ogni visitatore diventa parte dell’opera, ogni riflesso modifica la composizione, ogni istante genera una nuova immagine. È proprio in questa continua oscillazione tra memoria e presente che si manifesta la forza della ricerca di Pistoletto, un’arte capace di trasformare il tempo reale in materia viva della creazione. Nota critica del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara.

