A Milano, negli spazi della Fondazione Marconi e della Gió Marconi, prende forma una delle retrospettive più articolate dedicate a Man Ray, protagonista assoluto delle avanguardie del Novecento. Man Ray: M for Dictionary, visitabile fino al 10 luglio 2026, non si limita a ripercorrere la carriera dell’artista, ma propone una chiave di lettura inedita, il linguaggio come asse portante dell’intera sua ricerca. Realizzata in occasione del cinquantesimo anniversario della scomparsa dell’artista e curata dallo storico dell’arte Yuval Etgar insieme a Deborah D’Ippolito, la mostra d'arte restituisce la complessità di una figura difficilmente classificabile; fotografo tra i più influenti dell’epoca moderna, ma anche pittore, disegnatore e inventore di oggetti, Man Ray emerge qui come un autentico artista multimediale, capace di muoversi tra tecniche e linguaggi con straordinaria libertà. Nato Emmanuel Radnitzky nel 1890 da una famiglia di immigrati russi, l’artista costruì fin da giovane la propria identità attraverso un gesto linguistico, la trasformazione del nome in “Man Ray”. Una scelta che non fu solo pratica, legata anche al desiderio familiare di celare le origini ebraiche, ma profondamente simbolica. Quel primo slittamento semantico segnò l’inizio di una ricerca fondata su ambiguità, giochi di parole e cortocircuiti tra significato e forma. La mostra d'arte si sviluppa come un vero e proprio dizionario visivo, in cui parole, immagini e oggetti dialogano continuamente. Questo approccio trova una sintesi esemplare nel celebre ciclo Alphabet for Adults, fulcro dell’esposizione, una serie di disegni in cui ogni lettera dell’alfabeto è associata a immagini e parole che ne amplificano o ne destabilizzano il senso. Non si tratta di semplici esercizi grafici, ma di un’indagine radicale sul funzionamento del linguaggio e sulle sue potenzialità creative. Il percorso espositivo è articolato in cinque sezioni, The Alphabet, Light Writing, Body Language, Objectives e Mathematical Objects, che mettono in luce i diversi ambiti della produzione dell’artista, mantenendo però sempre centrale il rapporto tra segno e significato. In questo senso, Man Ray appare come uno “scrittore visivo”, capace di costruire opere che sono al tempo stesso immagini e testi, enigmi e dichiarazioni; non manca un dialogo con il presente: il secondo allestimento, In Other Words, coinvolge artisti contemporanei come Alex Da Corte, Simon Fujiwara, Wade Guyton, Allison Katz e Tai Shani, evidenziando quanto l’eredità di Man Ray continui a influenzare la ricerca artistica contemporanea, soprattutto nella riflessione sul linguaggio come materia e struttura dell’opera. Più che una semplice retrospettiva, M for Dictionary si configura così come un’indagine critica e poetica sul potere delle parole e delle immagini. La mostra d'arte invita così il visitatore a confrontarsi con un universo in cui vedere e leggere coincidono, e in cui ogni immagine si apre a una molteplicità di significati possibili. Nota critica del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara.

