Partecipa a Notizie Nazionali

Sei già registrato? Accedi

Password dimenticata? Recuperala

Simone Di Matteo, l’arte di reinventarsi: dai riflettori alla materia viva di Relitti

Il giornalista e opinionista annuncia la sua nuova opera artistica sui suoi profili social

Condividi su:

Ci sono vite che sembrano seguire una linea, e altre che invece si muovono come onde: avanzano, si ritirano, cambiano forma senza mai perdere la propria essenza. Simone Di Matteo appartiene a questa seconda categoria.

Artista poliedrico, scrittore pluripremiato, capace di attraversare linguaggi e contesti, lo abbiamo visto mettersi in gioco anche nel viaggio televisivo di Pechino Express, raccontarsi tra le pagine intense dei suoi libri, ultimo dei quali Gli occhi e la rosa, e oggi spingersi ancora oltre, verso una dimensione artistica che sembra nascere da una necessità primordiale, quasi fisica.

Il nuovo progetto dell'attivista per i diritti degli animali Simone Di Matteo intitolato Relitti si presenta come un gesto radicale: portare alla luce qualcosa che esisteva già, lontano dai riflettori e dalle definizioni. Una pratica silenziosa, maturata nel tempo, che oggi trova finalmente uno spazio pubblico.

In questo nuovo capitolo, l’autore sceglie di abbandonare ogni forma di sovrastruttura narrativa per affidarsi a ciò che resta quando tutto è stato già detto. Non ci sono trame, solo “personaggi”. Ci sono superfici, frammenti, tensioni visive. È un lavoro che si sviluppa nel contatto diretto con la materia, dove ogni elemento porta con sé una storia percepibile.

Lontano da qualsiasi compiacimento, questo percorso si muove nella direzione opposta rispetto alla spettacolarizzazione. È un’arte che sottrae, che spoglia, che elimina il superfluo. Ciò che emerge dalle immagini è essenziale, quasi crudele nella sua nudità. E proprio per questo autentico.

Di Matteo sembra voler costruire uno spazio in cui il significato non è imposto, ma lasciato libero di formarsi nello sguardo di chi osserva. Uno degli aspetti più affascinanti del progetto è il rapporto con il tempo. Non quello lineare, ma quello stratificato, che lascia tracce, che modifica, che trasforma. Ogni opera appare come il risultato di un dialogo tra presente e passato, tra gesto umano e azione naturale. Nulla è completamente controllato, nulla è completamente casuale. È in questa tensione che si inserisce la ricerca dell’artista.

Nel suo post, Simone Di Matteo ha voluto ringraziare alcune figure che hanno accompagnato questo percorso, precisando come il loro contributo si sia concretizzato nella stesura di una nota a corredo della futura mostra. Il maestro Antonio Guccione, il papirologo Aristide Malnati e le giornaliste Monica Landro e Francesca Lovatelli hanno infatti contribuito con uno scritto che accompagnerà l’esposizione, offrendo ulteriori chiavi di lettura al pubblico.

Un intervento corale che non entra nel processo creativo delle opere, ma ne affianca la fruizione, arricchendone il contesto interpretativo.

Simone Di Matteo continua così a sfuggire a ogni classificazione, confermando una cifra stilistica che è, prima di tutto, libertà. E forse è proprio questa la sua vera costante: non fermarsi mai in un solo luogo, ma continuare a cercare, anche quando non è chiaro cosa si stia cercando. Perché, a volte, è nel gesto stesso della ricerca che si nasconde l’opera più autentica.

Condividi su:

Seguici su Facebook