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Mostra d'Arte: Leonora Carrington

Musee du Luxembourg, Parigi fino al 19 luglio 2026

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Al Musée du Luxembourg di Parigi, fino al 19 luglio 2026, una grande mostra d'arte celebra la vita e l’opera di Leonora Carrington, figura centrale e insieme enigmatica del surrealismo internazionale. Con 126 opere esposte, si tratta della prima esposizione di grande portata in Francia interamente dedicata all’artista britannica naturalizzata messicana, oggi considerata una delle personalità più importanti dell’arte del novecento, accanto a figure come Frida Kahlo e Remedios Varo. La mostra d'arte propone un’immersione nel complesso universo creativo di Carrington, presentandola come un’artista totale, pittrice, scrittrice, scultrice e pensatrice visionaria. L’obiettivo dei curatori è quello di restituire l’ampiezza del suo immaginario attraverso una selezione inedita di opere che attraversano tutta la sua produzione, offrendo una nuova chiave di lettura della sua ricerca artistica e intellettuale. Nata nel Lancashire, nel nord dell’Inghilterra, Carrington intraprende fin da giovane un percorso segnato da continui spostamenti geografici e interiori. Dai primi soggiorni a Firenze, dove scopre l’arte classica italiana e sviluppa una profonda fascinazione per il Rinascimento, il suo viaggio prosegue tra Parigi e il sud della Francia, luoghi in cui entra in contatto con il movimento surrealista, prima di attraversare la Spagna e approdare negli Stati Uniti, a New York. Sarà infine il Messico a diventare la sua patria definitiva, dove vivrà per gran parte della vita e dove verrà riconosciuta come una figura artistica fin dagli anni sessanta.
Negli ultimi anni l’opera di Carrington ha conosciuto un rinnovato interesse internazionale; dopo la retrospettiva del 2018 e la sua produzione artistica è stata riletta attraverso numerose mostre collettive dedicate al surrealismo. Tuttavia, le esposizioni monografiche di grande respiro sono rimaste rare, e questa parigina rappresenta la prima grande personale mai realizzata in Francia. Il progetto curatoriale propone una suggestiva interpretazione, Carrington viene presentata come una sorta di “Donna vitruviana”, in dialogo simbolico con il celebre Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci. Se l’immagine rinascimentale di Leonardo rappresenta l’ideale di perfezione maschile e l’uomo come misura dell’universo, la figura evocata dalla mostra ribalta questa prospettiva, Carrington diventa modello di un’armonia nuova, fondata sulla trasformazione, sull’ibridazione e sull’equilibrio tra umano e animale, maschile e femminile. Un esempio emblematico di questa visione è la sua “Mappa dell’animale umano”, una sorta di cartografia immaginaria popolata da metamorfosi, simboli esoterici e riferimenti mitologici. In quest’opera l’artista, che amava definirsi “animale-umano femmina”, costruisce una cosmologia personale dove identità e natura si fondono in un processo alchemico. La mostra d'arte  utilizza questa prospettiva per rileggere tutta la traiettoria biografica e creativa dell’artista, mettendo in evidenza il ruolo centrale che Italia e Francia hanno avuto nella sua formazione. Dai riferimenti alla cultura celtica e all’immaginario post-vittoriano fino all’esperienza surrealista europea, il percorso espositivo intreccia dimensione cronologica e tematica, restituendo la figura di Carrington come quella di una viaggiatrice perpetua, sempre alla ricerca di nuove forme di conoscenza. Femminista ed ecologista ante litteram, madre, migrante e ricercatrice spirituale, Carrington fu anche segnata da esperienze traumatiche legate alla malattia mentale e alle pratiche psichiatriche del XX secolo. Tutti questi elementi confluiscono nella sua opera, trasformandosi in un linguaggio simbolico che unisce mito, magia e autobiografia. Il risultato è l’immagine di un’artista radicale e profondamente contemporanea, la cui eredità continua oggi a interrogare il nostro rapporto con l’identità, la natura e l’immaginazione. La grande mostra parigina non è soltanto un omaggio storico, ma anche l’occasione per riscoprire la forza visionaria di una delle figure più originali dell’arte del novecento. Nota critica del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara. 

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