"La Pasqua bassa" di Antonio Del Giudice al Mediamuseum di Pescara

Articolo di giornalismo partecipativo pubblicato il 25/02/2016 in Arte e Cultura da leonardo paglialonga
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leonardo paglialonga

 

Venerdì 12 febbraio 2016 alle ore 18,00 presso il Mediamuseum di Pescara, in piazza Alessandrini, si è tenuta la presentazione del romanzo di Antonio Del Giudice dal titolo “La Pasqua bassa”, scritto per l’editore San Paolo nel 2008 e ristampato dall’editore Solfanelli. Ne hanno discusso, con l’autore, Marco Presutti, vice presidente della Fondazione Edoardo Tiboni per la cultura, e Antimo Amore, giornalista della RAI. Alcuni brani del libro sono stati letti dall’attore Mario Massari.

Il romanzo racconta la storia di un soldato di nome Pinuccio (figlio di Peppino e di Caterina), il quale, sbandato dopo l’8 settembre 1943, viene falciato mediante una raffica di mitra da un battaglione di tedeschi a pochi passi da casa. Il padre Peppino arguisce l’accaduto direttamente dal racconto di un commilitone sopravvissuto, e si dirige verso il mare, a dieci chilometri distante, in cerca del figlio: lo trova riverso sopra un mucchio di sassi in prossimità delle acque del mare Adriatico. Con la morte del giovane militare comincia l’agonia del genitore e la tragedia di una famiglia del sud Italia, precisamente di Andria, segnata dalla povertà, ma unita ad una comunità solidale ancora portatrice dei valori inalienabili, nonostante la dura lotta per la sopravvivenza che si protrae fino ai giorni della rinascita, a guerra finita, e del passaggio dalla fame al benessere.

Si tratta di un romanzo vibrante, d’impronta verista, che rimanda a memorie siloniane per la descrizione di una realtà contadina, considerata al tempo della seconda guerra mondiale, povera ma in grado di affrontare la guerra, la fame, il dolore. Una società con delle regole condivise, dove la religione permea i riti e i rituali del vivere quotidiano dando sacralità alla vita, anche per chi non crede, dove a volte il sacro s’intreccia con la superstizione. Il titolo stesso de “La Pasqua bassa” allude alla credenza che questa ricorrenza porti sfortuna. Perché, in fondo, dietro tal iettatura presunta ci sono delle ragioni storiche, che il romanzo rievoca.


Prima di tutto il fatto che l’Italia fascista di Mussolini era entrata in guerra il 10 giugno 1940 e quell’anno la Pasqua era caduta di domenica, il 24 marzo, una Pasqua bassa perché appunto capitata di marzo. Ma già anteriormente, nel 1796, la Pasqua cadde domenica 27 marzo e la città di Andria si trovò esposta ad una feroce Rivoluzione, quella della Repubblica Partenopea, contro l’esercito francese che tentava di rovesciare i Borboni. Andria era tra le città rimaste fedeli al Borbone. Quell’anno si contarono fra i 2 mila e i 4 mila morti (secondo il rapporto di Ettore Carafa, oltre 7 mila). Era il 29 marzo, martedì successivo alla Pasqua bassa. Nacque dunque nel 1796 la “conferma” di una vecchia leggenda che attribuisce alla Pasqua di marzo una scia di sangue. La Chiesa ha sempre condannato questa “superstizione”. Ma il popolo continua a toccare ferro anche in tempo di modernità laicista.

Fatto sta che per Peppino e Caterina la Pasqua bassa porta la morte in guerra del figlio Pinuccio. Peppino cederà, colpito da quel dolore inconsolabile, e sarà Caterina, che incarna la risolutezza e la semplicità femminili, a farsi carico di lui e dell’altra figlia, Rita, diventando madre e padre al contempo, in un commosso e generoso dono di affetti familiari.
Le stagioni passeranno, cadenzate dalle ore liturgiche e da quelle trascorse nel duro lavoro dei campi, ma nulla tornerà come prima in quella casa privata della benedizione dell’unico figlio maschio. La vita andrà avanti secondo un fitto intrigo di vicende familiari. E il romanzo finisce con la scena di bambini che giocano al mare. Proprio quel “mare che fa paura a quelli che vengono dalla terra”, che “è affascinante ma pericoloso. Il mare è bello ma inganna…”. Così nel finale due ragazzini si fanno il segno della croce e si tuffano a sfidare il mare.

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