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"Body Sign" Valie Export e Ketty La Rocca

Galleria Thaddaeus Ropac Milano, fino al 28 febbraio 2026

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Thaddaeus Ropac Milano presenta “Body Sign”, la sua seconda mostra d'arte dall’apertura della galleria milanese; un progetto espositivo che mette per la prima volta in dialogo due figure centrali dell’arte concettuale europea, Valie Export e Ketty La Rocca; curata da Andrea Maurer e Alberto Salvadori, la mostra è aperta al pubblico fino al 28 febbraio 2026. Protagoniste della scena artistica degli anni sessanta, Valie Export e Ketty La Rocca hanno utilizzato il corpo come strumento critico e politico per sfidare la società patriarcale e i suoi codici di comunicazione. Pur non essendosi mai incontrate, l’una attiva a Vienna, l’altra a Firenze, le loro ricerche rivelano sorprendenti parallelismi, animati da un’urgenza condivisa, la necessità di superare un linguaggio percepito come estraneo e ostile alle donne e di sviluppare nuove forme di espressione al di fuori del sistema dominato dagli uomini. Fotografia, video, performance, scultura e interventi nello spazio urbano diventano per entrambe mezzi fluidi, usati per affermare una prospettiva incarnata che amplia i confini stessi dell’arte concettuale. Centrale è il ruolo delle mani e del gesto, intesi come linguaggio universale alternativo alla parola. Ne sono esempi emblematici "Appendice per una supplica" (1972) di La Rocca e la celebre performance "Tapp und Tastkino" (1968) di Export, in cui il corpo femminile si sottrae allo sguardo voyeuristico per diventare esperienza tattile e partecipata. La mostra evidenzia anche il loro agire ribelle nello spazio pubblico, dai giochi linguistici e interventi urbani di La Rocca con il Gruppo 70 alle Body Configurations di Export, in cui il corpo si misura fisicamente con l’architettura della città. Attraverso segni, lettere, gesti e posture, entrambe smascherano l’autorità dei sistemi di comunicazione dominanti, rivelandone l’assurdità e aprendo nuove possibilità artistiche e sociali. Body Sign restituisce così la forza visionaria di due artiste che hanno fatto del corpo un campo di resistenza e del linguaggio un materiale da reinventare, lasciando un’eredità ancora profondamente attuale. Nota critica del Prof. Mario Carchini, docente dell' Accademia di Belle Arti di Carrara.

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