Venezia dedica per la prima volta una mostra d'arte istituzionale a Terry Atkinson, tra le figure più rilevanti dell’arte inglese contemporanea. L’artista è un motore di significati, in programma a Ca’ Pesaro, Galleria Internazionale d’Arte Moderna fino al 1 marzo 2026, ripercorre oltre cinquant’anni di attività di un autore che ha fatto di parola, immagine e politica gli assi portanti della propria ricerca. Curata da Elisabetta Barisoni ed Elena Forin, l’esposizione presenta un nucleo significativo di opere che attraversano le diverse fasi del lavoro di Atkinson, recentemente entrato anche nelle collezioni della Tate Gallery di Londra. Nelle Sale Dom Pérignon di Ca' Pesaro, il percorso espositivo costruisce una riflessione intensa sul tema della guerra e sul ruolo dell’arte come strumento critico di conoscenza e presa di posizione. Fin dalla prima sala, dominata da una grande pittura su carta dedicata al conflitto in Vietnam, emerge l’uso della pittura come forma di analisi morale e politica. Le Goya Series e gli Enola Gay interrogano la rappresentazione dei conflitti e la memoria modernista; Goya è per Atkinson un riferimento critico, mentre i cieli apparentemente lirici degli Enola Gay celano la sagoma del bombardiere di Hiroshima, sospesa tra silenzio e tragedia. Nel ciclo Russel la parola diventa il fulcro concettuale dell’opera, termini elementari come I e This sono strumenti per indagare il rapporto tra soggetto, esperienza e storia. Completano la mostra numerosi disegni dagli anni sessanta al duemila, che documentano con coerenza l’intreccio tra testo e immagine, dai lavori legati ad Art & Language, collettivo fondato nel 1968, fino alle serie più recenti dedicate ai conflitti irlandese e americano. Uscito da Art & Language nel 1974 per divergenze teoriche, Atkinson ha intrapreso un percorso individuale sempre più riflessivo, orientato a una critica dell’arte più che alla sua celebrazione. Come afferma lo stesso artista, il filo conduttore della sua opera è “la preoccupazione di fare una critica dell’arte piuttosto che una sua celebrazione”. La mostra veneziana restituisce con chiarezza questa tensione, conducendo il visitatore al centro di un pensiero che usa l’arte per interrogare la complessità della storia e dei suoi linguaggi. Nota descrittiva del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia Statale di Belle Arti di Carrara.

