“Le ferrovie consolideranno la conquista dell’indipendenza nazionale”. Con questa intuizione, formulata negli anni Quaranta dell’Ottocento, Camillo Benso conte di Cavour anticipò il ruolo decisivo che il treno avrebbe avuto nella costruzione dell’Italia unita. A partire da quelle parole si sviluppa la mostra d'arte “Ferrovie d’Italia (1861-2025), dall’Unità nazionale alle sfide del futuro”, promossa da VIVE, Vittoriano e Palazzo Venezia insieme al Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane. L’esposizione, visitabile fino all’11 gennaio 2026 nella Sala Zanardelli del Vittoriano e nel Giardino grande di Palazzo Venezia a Roma, ripercorre oltre 160 anni di storia ferroviaria, mettendo in luce l’impatto del treno sulla vita del Paese, dall’integrazione territoriale alla trasformazione del lavoro, dalle migrazioni interne alla rivoluzione dell’Alta Velocità. “La mostra, ha dichiarato Edith Gabrielli, direttrice generale del VIVE e curatrice del percorso, parte dall’intuizione di Cavour, le ferrovie non sono solo un mezzo di trasporto, ma uno strumento che ha contribuito a fare degli italiani un popolo. Hanno ridefinito l’identità nazionale.” Un concetto ripreso dal presidente del Gruppo FS, Tommaso Tanzilli, secondo cui l’esposizione vuole ricordare il ruolo delle Ferrovie dello Stato nella modernizzazione del Paese, senza intenti autocelebrativi, e sottolineare quanto resta ancora da fare. La prima sezione conduce i visitatori tra il 1861 e il 1904, quando le diverse reti regionali si trasformano gradualmente in un sistema nazionale. Le opere di De Nittis e Morbelli testimoniano la rapida diffusione del treno nella vita quotidiana, mentre il Busto di Cavour realizzato da Ignazio Boggio introduce la celebre Napoli - Portici, immortalata da Salvatore Fergola e inaugurata nel 1839 alla presenza di Ferdinando II di Borbone. La seconda tappa, dedicata agli anni 1905-1944, ruota intorno alla nazionalizzazione delle ferrovie e alla loro centralità nell’ingresso dell’Italia nella modernità. Una tela di Ettore Tito racconta l’arrivo della locomotiva nel mondo rurale, mentre gli anni della Prima guerra mondiale vedono la rete ferroviaria diventare l’infrastruttura strategica dello sforzo bellico, simbolizzata dalle “tradotte” che trasportarono milioni di soldati. Forte l’impatto emotivo dell’opera di Ansalmo Bucci, che rappresenta l’addio al treno di un uomo diretto al fronte, così come la rievocazione del viaggio della salma del Milite Ignoto da Aquileia a Roma. La terza sezione ripercorre il periodo 1945-1984: gli anni della ricostruzione postbellica, del boom economico e delle grandi migrazioni interne. I treni diventano parte integrante del tessuto sociale del Paese, accompagnando lavoratori e studenti in un’Italia in rapido mutamento. Il percorso si chiude con il periodo dal 1985 a oggi, segnato dall’espansione dell’Alta Velocità, dalla digitalizzazione dei servizi e dalle nuove frontiere della sostenibilità. La sezione immersiva della Sala Zanardelli offre un’esperienza multisensoriale, mentre nel Giardino grande due riproduzioni in scala del “Settebello” e dell’“Arlecchino” evocano l’eccellenza del design ferroviario italiano. Nota descrittiva del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia Statale di Belle Arti di Carrara.

