Una lama di gesso sospesa su un mare d’alabastro, così doveva apparire, e così appare ancora oggi, il paesaggio straordinario di Étretat, nel cuore della Normandia; le sue scogliere scolpite dal vento e dall’erosione, architetture naturali diventate icone, hanno affascinato generazioni di artisti, da Gustave Courbet a Claude Monet fino a Henri Matisse, alimentando un immaginario visivo che continua a sedurre viaggiatori e appassionati d’arte. A questo luogo del mito il Musée des Beaux-Arts di Lione dedica ora un’ampia retrospettiva, Étretat, par-delà les falaises. Courbet, Monet, Matisse, visitabile fino al 1° marzo 2026. Una mostra che non solo ripercorre la storia artistica del celebre villaggio, ma ne racconta la metamorfosi, da remota località di pescatori a vero e proprio laboratorio a cielo aperto della modernità pittorica. Fino alla fine del XVIII secolo Étretat era quasi ignota agli artisti, nessuna strada asfaltata, solo una lingua di terra incastonata tra le alte falesie. Una delle prime rappresentazioni note si deve ad Alexandre Jean Noël, che fu tra i primi a immortalare quelle forme imponenti. È però dagli anni venti dell’ottocento che la località comincia ad attirare i primi pittori, Eugène Isabey, Eugène Delacroix, giunto in visita a parenti, e Camille Corot, invitato da un collezionista. All'epoca il villaggio era dominato dalla pesca, popolato da cottage dai tetti in paglia, argani e le tradizionali “caloges”, imbarcazioni rovesciate e trasformate in rifugi. Una semplicità primitiva che affascinava gli artisti romantici e li chiamava alla ricerca di una natura autentica e selvaggia. Tra i protagonisti della mostra spicca Gustave Courbet, che nell’estate del 1869 visse a Étretat una delle sue stagioni creative più intense. Lo scrittore Guy de Maupassant, presente durante una tempesta sulla spiaggia, ricorda l’artista che “di tanto in tanto appoggiava il viso contro il vetro e osservava la tempesta”, un’immagine che anticipa la potenza drammatica de L’Onda, uno dei capolavori nati da quella esperienza. Due importanti tele di Courbet e Monet appartenenti al museo di Lione costituiscono l’avvio del percorso espositivo, che si sviluppa attraverso 150 capolavori e una ricca selezione di documenti storici. Per Claude Monet, la Normandia è la terra dell’infanzia, Étretat diventa per lui un luogo di ritorni ripetuti, vi soggiorna dagli anni Sessanta dell’Ottocento fino al 1886, realizzando decine di dipinti e pastelli. Le scogliere diventano un laboratorio luminoso, in cui Monet sperimenta en plein air, talvolta affrontando posizioni pericolose pur di catturare un’angolatura inedita. Le tele, iniziate sul posto e completate in studio, testimoniano il suo interesse per la variazione atmosferica e la vibrazione della luce, elementi destinati a definire il cuore dell’Impressionismo. Nell’estate del 1920, Henri Matisse soggiorna due volte a Étretat, producendo oltre quaranta dipinti e numerosi disegni. Il suo interesse iniziale è rivolto agli interni, dove il paesaggio appare come una scena teatrale incorniciata dalla finestra, poi esce all’aperto confrontandosi con la grande tradizione dei suoi predecessori. Tra le opere più originali spicca una serie di “pesci dipinti in riva all’acqua”, in cui il primo piano introduce un elemento di straniamento che dialoga in modo nuovo con il motivo delle scogliere. Se nel XX secolo Étretat perde il ruolo di epicentro artistico, non perde il suo fascino simbolico. Il turismo cresce e le scogliere entrano nell’immaginario popolare. Ma gli artisti continuano a interrogare il luogo; nel 1995 Balthasar Burkhard torna sulle tracce di Courbet fotografando le onde, mentre nel 2000 Elger Esser propone una serie di immagini che trasformano Étretat in un paesaggio sospeso, quasi metafisico, offrendo un nuovo capitolo alla sua lunga storia visiva. La retrospettiva di Lione non è solo un’esposizione, è un viaggio nel tempo e nello sguardo degli artisti che hanno fatto di Étretat un luogo dell’immaginario collettivo. Dalle prime incisioni alla fotografia contemporanea, dalle tempeste di Courbet alle silenziose attese luminose di Monet, fino alle reinvenzioni di Matisse, la mostra naviga tra epoche, stili e sensibilità, svelando come questo villaggio sulla Manica continui, ancora oggi, a interrogare e a ispirare.
Una storia “oltre le scogliere”, come recita il titolo, che dimostra come un luogo possa diventare un mito senza mai smettere di essere reale. Nota descrittiva del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia Statale di Belle Arti di Carrara.

