La macchia nera alla foce del Canale Agnena che ha fatto il giro dei social dopo la fine del lockdown era letame: sequestrata azienda

pubblicato il 30/06/2020 in Ambiente ed Agricoltura da Marica Marietti
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Marica Marietti

Subito dopo la fine del lockdown, il 4 maggio scorso, una foto ha fatto il giro di tutti i social provocando una forte indignazione. La foto ritraeva una vasta chiazza di liquami sversata nel mare alla foce del Canale Agnena, in provincia di Caserta.

Le indagini partirono immediatamente e a distanza di circa due mesi gli inquirenti rendono noti i primi risultati. Infatti è stato scoperto un deposito di cumuli di letame lungo le sponde del Canale e gli accertamenti hanno fornito maggiori dettagli sull’accaduto. I cumuli di letame, dalle sponde, finivano nell’acqua andando a confluire anche in un lagone interrato e abusivo. Tutti i liquami provenivano dallo stesso allevamento, ciò ha consentito agli inquirenti di risalire all’origine di tutta la faccenda. È inoltre emerso che il registro dei reflui è fermo al giugno 2018 e che, quindi, l’operazione di sversamento proseguiva da diversi anni e non solo dopo la fine delle chiusure precauzionali dovute al coronavirus.

L’azienda in questione, un allevamento di oltre 670 bufale, è stata posta sotto sequestro dai carabinieri di Castel Volturno e dalla guardia costiera. Il proprietario e il gestore dell’azienda, padre e figlio, sono indagati per inquinamento ambientale con condotta reiterata e perdurante, nonché per aver portato a una notevole compromissione e deterioramento del suolo e delle acque del Canale Agnena e di conseguenza del mar Tirreno.

Anche il Ministro dell’ambiente, Sergio Costa, esprime la propria gratitudine nei confronti dei Carabinieri e della Capitaneria che hanno seguito la vicenda. “La lotta alla legalità e alla tutela del nostro territorio non si ferma e non si fermerà”, queste le sue parole.

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