Dalla antica Elia a Cagliari: la vera e poco conosciuta storia del martire guerriero che veglia sull’isola di Sardegna

E' il 15 Gennaio la Festa di Sant’Efisio: un lungo viaggio tra storia, culto, fede e tradizione che inizia nel 303 D.C.

pubblicato il 17/01/2020 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
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Valentina Piras

Quando pensiamo a Sant’Efisio ed alla sua festa ci vengono immediati alla mente i colori tipici della Cagliari primaverile, quando il sole inonda le strade ed il caldo inizia ad annunciare l’arrivo dell’estate con le jacarande che si preparano a regalare alla città i loro fiori colorati.

Eppure, per la città, questa non è l’unica festa di Sant’Efisio. Sì perché c’è un’altra festa che vede protagonista il martire guerriero e si festeggia il 15 gennaio, data del martirio del Santo.

Ripercorriamo per rapidi passi la vita di Efisio, come viene semplicemente chiamato dai cagliaritani: nasce ad Elia (attuale Siria) nel 250 d.C. da padre cristiano e madre pagana la quale lo presenta, ormai trentenne, all’imperatore Diocleziano che lo arruola e manda nella penisola italiana a combattere i cristiani. Durante la traversata però, venne sorpreso da una croce sfolgorante nel cielo ed una voce misteriosa che, rimproverandolo per le persecuzioni ai cristiani, gli annunciava il suo martirio imprimendogli una croce sul palmo della mano.

Efisio decise di convertirsi e si fece battezzare, e una volta giunto a Tharros iniziò a convertire le popolazioni al culto cristiano, arrivando fino a Cagliari. Alle orecchie dell’imperatore questo suonò come un solenne tradimento, ed è facile capire come si sia arrivati rapidamente alla cattura e prigionia del giovane Efisio.

Le torture si sprecavano ma Efisio ne usciva sempre indenne, secondo i racconti guarito da un angelo che ogni notte lo visitava e curava le sue ferite.

L’imperatore furioso decise che ne aveva abbastanza e per Efisio fu ordinata la condanna a morte, avvenuta a Nora il 15 gennaio 303 per decapitazione.

Secondo la Passio Sancti Ephisi, le ultime parole furono una preghiera per la città di Cagliari che lo aveva accolto amorevolmente, affinché il Signore la proteggesse sempre.

Ed ecco quindi che ogni anno, nel giorno del martirio, per le vie della città si snoda una solenne processione in ricordo dell’amatissimo martire guerriero.

Cagliari mai dimenticò il suo martire e la sua preghiera: nel 1656 la peste di manzoniana memoria falcidiava anche la Sardegna, o almeno fino a quando i cagliaritani ed il Vicerè invocarono Sant’Efisio che, con piogge e un bel maestrale, ripulirono la Sardegna dal morbo. Come ringraziamento nasce il voto perpetuo del pellegrinaggio dalla chiesetta stampacina fino al luogo del martirio al quale assistiamo dal 1 al 4 maggio.

Ma questo non fu l’unico soccorso di Efisio alla sua città: nel 1793 la flotta francese assediava Cagliari, cannoneggiandola con l’obiettivo di conquistarla. Efisio apparve in sogno ad una monaca chiedendo di essere portato al porto e rapida, una poderosa burrasca allontanò le navi francesi in porto e le palle di cannone mancarono gli obiettivi. Anche in questo caso, la municipalità e i cittadini non mancarono di ringraziare il loro intercessore il cui simulacro, ogni anno il giorno del Lunedì dell’Angelo, viene portato in processione in Cattedrale.

Nel quartiere di Stampace si trova la bellissima chiesetta dedicata a Sant’Efisio, custodita dall’Arciconfraternita del Gonfalone sotto l’invocazione di Sant’Efisio Martire; accanto ad essa, lungo al via Sant’Efisio si trova anche il Carcere dove su imprigionato e torturato il nostro giovane Efisio.

E come cantano Is Goccius “De Casteddu appassionau – sempri sias difensori – Sighi a essiri intercessori – Efis Martiri Sagrau”. Viva Sant’Efisio! Sagrau”. Viva Sant’Efisio!

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