La Grotta della Vipera, il mausoleo di Atilia simbolo dell’amore immortale

Nel cuore di Cagliari il sepolcro meraviglioso di due sposi, un tempo esuli oggi eterni testimoni della fedeltà

pubblicato il 09/01/2020 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
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Valentina Piras

Ai piedi della necropoli di Tuvixeddu, lungo il viale Sant’Avendrace a Cagliari, è possibile visitare un piccolo scrigno di meraviglie, un monumento funebre dedicato ad una donna ma noto a tutti semplicemente come “la grotta della vipera”.

Come consuetudine urbanistica in epoca romana, le tombe venivano disposte ai lati della strada che conduceva fuori dalla città; anche nel caso del nostro ipogeo funerario (ossia un luogo di sepoltura scavato nella roccia), il monumento era stato edificato (tra il I e II secolo d.C.) proprio nella strada che, uscendo da Karalis, conduceva verso il piccolo abitato di Santa Igia ed il resto degli abitati sub-urbani.

La storia ci racconta di un mausoleo familiare dedicato ad Atilia Pomptilia, matrona romana moglie di Lucio Cassio Filippo, anch’essi esuli in Sardegna.

Quello che questo piccolo tempio scavato nella roccia racconta è però molto di più: è il racconto dell’estremo sacrificio di una donna che chiede agli dei di morire per salvare la vita del proprio sposo. Sì perché è proprio dall’elogio funebre fatto incidere dal vedovo Lucio sulle pareti della tomba che scopriamo che Atilia avrebbe offerto la sua vita in cambio di quella del marito, colpito da una grave malattia.

Ed è proprio per volontà del marito che questo monumento dovesse rappresentare la fedeltà coniugale dei due protagonisti ed essere un monito per tutti i passanti. In questo senso vanno interpretati i due serpenti affrontati presenti sul frontone: una rappresentazione dei due sposi (Lucius e Atilia) che reinterpretano il mito di Cadmo e Armonia i quali, per espiare la colpa dell’uccisione del serpente sacro ad Ares, chiesero di essere trasformati in serpenti essi stessi per poi fuggire insieme nel bosco.

Complessivamente, nell’ipogeo sono state rilevate 16 iscrizioni, nove in latino e sette in greco. Quella sul frontone riporta la dedica ad Atilia: "Monumento edificato e dedicato alla sacra memoria della benedetta Atilia Pomptilla, figlia di Lucius. Il marito (fece) a proprie spese".

All’interno, il monumento si divide in tre ambienti: un vestibolo (l’ambiente d’ingresso) e due camere funerarie dedicate alla famiglia di Lucio e Atilia.

Il monumento è fortunosamente scampato alla distruzione con la dinamite per far spazio alla “Strada Regia Cagliari - Porto Torres” del 1882 grazie all’intervento del conte Alberto Dalla Marmora, generale e studioso piemontese esiliato (le coincidenze del destino) in Sardegna perché sospettato di partecipare ai tentativi di insurrezione contro i regimi assolutisti del 1821-1822.

È lo stesso Dalla Marmora a riferirci, nel suo “Viaggio in Sardegna” di aver scongiurato la distruzione della tomba grazie all’intervento salvifico del Vicerè che riuscì a strapparla alla dinamite (i cui fori di alloggiamento sono ancora visibili nella roccia calcarea) dell’impresa incaricata.  Un destino cui purtroppo invece non sono scampate le tombe vicine, irrimediabilmente perdute a causa dei lavori.

Una storia d’amore che resiste al tempo ed alla furia degli uomini.

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