Tra Sacralità e Maledizione: l’ancestrale rapporto dei Sardi con l’acqua

“Malasorte che ammazza e passa oltre”, cantava il poeta. Una spiritualità dalla doppia valenza: ecco allora il fiorire di santuari dedicati proprio al culto dell’acqua, le Fonti Sacre e i Pozzi Sacri

pubblicato il 04/12/2019 in Alla scoperta della Sardegna da Valentina Piras
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Valentina Piras

Le abbondanti precipitazioni degli ultimi tempi riportano alla mente dei più, immagini legate ad un recente passato, le cui ferite ancora restano dolorosamente aperte.

Ma nell’immaginario comune, la Sardegna viene rappresentata come un territorio arido, aspro, costantemente assetato, specialmente nel periodo estivo.

Come legare allora queste due immagini della nostra terra? In un modo semplice, anzi … antico

Sì perché anche i nostri antenati dovevano fare i conti con l’acqua, con la sua forza creatrice, vitale e indispensabile ma anche con la sua potenza dirompente e distruttiva.

Infatti, a partire dal XII sec. A.C., la Sardegna vive un’epoca di cambiamento sociale e culturale grazie ad una nuova forte spiritualità legata proprio all’acqua. I villaggi dell’epoca infatti, grazie alla presenza di veri e propri “Santuari delle acque”, ci raccontano di una nuova grande cultura legata proprio a questo elemento.

Una spiritualità che vedeva nell’acqua una doppia valenza: da una parte l’elemento capace di scatenare e garantire la vita ma, dall’altra, anche la “malasorte che ammazza e passa oltre” come cantava De André.

 Ecco allora il fiorire di santuari dedicati proprio al culto dell’acqua, le Fonti Sacre e i Pozzi Sacri.

La Fonte Sacra di Su Tempiesu (Orune), il Pozzo Sacro di Santa Cristina (Paulilatino), il Pozzo Sacro di Santa Vittoria (Serri), il Pozzo sacro di Sant’Anastasia di Sardara sono solo alcuni esempi della cultura delle acque in Sardegna.

Edificati con notevole abilità ingegneristica e maestria intorno ai pozzi, erano luogo di pellegrinaggio, cerimonie e preghiere in favore del Dio delle Acque il quale avrebbe garantito loro, in cambio, un costante flusso d’acqua, fondamentale per le popolazioni, le colture e gli animali, e scongiurato alluvioni e distruzioni.

Si presume che le cerimonie più importanti, anche per via della particolare spettacolarità, fossero celebrate durante il plenilunio nei mesi tra dicembre e febbraio, quando la luce della luna cade perpendicolare a trafiggere lo specchio d’acqua, penetrando dalla sommità del pozzo e risalendo lungo la scalinata d’accesso.

Solo provare ad immaginare un tale spettacolo lascia tutt’oggi senza parole, non viene difficile quindi comprendere quale suggestione potesse pervadere la mente e lo spirito degli antichi abitanti dell’isola.

 A tal proposito, non riteniamoci immuni dal culto delle acque! Tutt’altro, anche noi uomini “moderni” portiamo avanti questa antica usanza: proviamo a pensare al Battesimo dei cattolici, il lavaggio dei piedi nel mondo musulmano prima delle preghiere, oppure le sacre abluzioni nel Fiume Gange, e così via in un continuo perpetrarsi in ogni latitudine e tempo del culto delle acque.

Per chi volesse approfondire:

http://www.sutempiesu.it/

https://pozzosantacristina.com/

http://www.santuarionuragicoserri.it/old/

http://www.neroargento.com/page_galle/anastasia_gallery.htm

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