Stop agli insulti sessisti: L'esempio di Matilde Siracusano e l'imperativo di denunciare

Massimiliano Musolino
13/11/2025
Attualità
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La denuncia della sottosegretaria ai Rapporti con il Parlamento, Matilde Siracusano, sugli insulti sessisti e sui commenti volgari e irripetibili che la bersagliano sui social media, è l'ennesimo, doloroso monito che ci impone di agire. Questa violenza si inserisce in un contesto drammatico, tristemente evidenziato anche di recente dall'amara constatazione di Francesca Verdini che si è detta "persa dietro a tanto orrore". L'episodio che coinvolge Siracusano, tuttavia, aggiunge un livello di degrado specifico, dove l'attacco non è più solo dissenso, ma l'umiliazione della persona in quanto donna.

A Matilde Siracusano va la nostra piena e incondizionata solidarietà. Nessuna figura pubblica, a prescindere dal ruolo istituzionale o politico, merita di essere esposta a una tale aggressività verbale. L'odio online non è un'opinione, né una critica: è un atto deliberato di denigrazione che mira a ferire, a intimidire e a mettere a tacere. L'attacco, mascherato dall'anonimato e dalla distanza di uno schermo, disumanizza la vittima e crea un ambiente digitale ostile, in cui l'aggressore si sente autorizzato a superare ogni limite di civiltà. L'appello della Sottosegretaria, "Denunciare, denunciare, denunciare", si configura come un atto di coraggio che esorta ogni vittima a rompere il silenzio.

È fondamentale ribadire con forza che l'uso delle piattaforme per diffondere veleno non può trovare alcuna giustificazione nel diritto di critica o nella libertà di espressione: la libertà finisce esattamente dove inizia la dignità e la sicurezza altrui. È per questo che la battaglia contro la tossicità online è una responsabilità collettiva che ci obbliga a superare l'indignazione passiva per abbracciare un ruolo attivo nella bonifica dello spazio digitale. L'impegno per un web sano richiede un'azione che si muove su più piani: dobbiamo, innanzitutto, agire con rigore e coerenza, sfruttando gli strumenti di controllo offerti dalle piattaforme per fare della segnalazione tempestiva dei contenuti tossici una consuetudine virtuosa, isolando gli aggressori e limitando la diffusione del veleno. Parallelamente, è indispensabile investire sul piano culturale, riconoscendo l'educazione digitale come il pilastro irrinunciabile per insegnare che le regole di empatia e rispetto del mondo reale non si annullano nel virtuale. Ma l'azione più potente è, soprattutto, la solidarietà attiva: schierarsi pubblicamente con le vittime, inondando i loro spazi digitali di messaggi di supporto per contrastare con forza l'onda di negatività. Il coraggio di Matilde Siracusano non deve perdersi nell'orrore, ma risuonare come un imperativo: tocca a noi fare in modo che non si perda anche la speranza in un web migliore, costruendo un ecosistema digitale più civile, giorno dopo giorno.

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