Vedi… io una cosa l’ho capita. Una, ma non è mica poco, in un mondo di gente che si lascia vivere e non ci capisce niente. Ho capito questo: che il rinnovamento non è una parola magica. Forse sorge dalle acque, ma è solo il principio di un altro, ennesimo, ciclo.
E allora perché lo desideriamo e percorriamo di nuovo quei sentieri? Forse, per illuderci di vivere.
O perché ognuno ha la vita che si merita.
Ma il fatto è che non mi riesce ad immaginare che tutto il bene, tutta la voglia di bellezza che ho dentro siano solo una pippa mentale, non è possibile.
Ci hai fatto caso che la bellezza si va a cacciare nei posti più inaspettati? Hai mai visto un tramonto balenare all’improvviso in una finestra d’ospedale, o hai mai sentito un soffio di vento sul viso in una giornata di primavera avvelenata da pensieri cupi?
Ecco, la bellezza è quella cosa lì. C’è, ma si mostra quando vuole lei. E per un attimo, non si ferma. E tu non fai a tempo ad acchiapparla.
Improvvisamente, mi scopro a desiderare che quel povero Cristo bambino non esca mai più, da quelle acque maleodoranti di carburante per barche a motore. «Meglio che non esca», mi dico per un attimo, e mi percorre un brivido. «Tanto, che esca o meno, e qualsiasi stupefacente novità possa rappresentare, io non sono in grado di farla mia.»
Paolo Logli
(ADESTE FIDELES da IL DIO DEI GIORNI DISPARI)