Nota di RACMI e SMIS in risposta alle esternazioni della CGIL relative al Sahara Marocchino

Invitiamo la CGIL a visitare il Sahara Marocchino per vedere la situazione e incontrare i suoi amici sindacati UMT, FDT, CDT, UGTM.. A condizione di raccontare al ritorno in Italia cosa abbia realmente visto.

Belkassem Yassine
24/10/2025
Attualità
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Nota integrale della Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) e dello Spazio Marocchino Italiano per la Solidarietà (SMIS) rivolta alla massa media, all'opinione e alle istituzioni pubbliche sulla "crisi" combinata dalla CGIL contro la Comunità Marocchina in Italia.

"Noi di Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI) e nello Spazio Marocchino Italiano per la Solidarietà (SMIS) teniamo, innanzitutto, a ribadire che rifiutiamo con forza e determinazione tutte le forme di azioni propagandistiche e di disinformazione orchestrate contro nostro Paese il Marocco, in Italia dall'Algeria tramite una categoria di "mestiere", intendiamoci, non è la FIOM o la FILCAMS, ma tramite i "dipendenti" di "mestiere Polisario", mestiere redditizioso appunto di fondo perduto pagato da anni dall'esercito algerino e dalla regione Emilia-Romagna. 
Ribadiamo che il Sahara è Marocchino e rimane tale come dice la Storia inconfutabile e che la comunità internazionale si posiziona sempre nella parte del Marocco nella controversia artificiale creata dal Gheddafi e l'Algeria per motivi ideologici e di egemonia. Oltre 130 paesi nel mondo sostengono la sovranità marocchina sul suo Sahara. 
Siamo a conoscenza che la Nexus e altri gruppi finanziati  dalla regione Emilia Romagna organizzano viaggi nei campi algerini a Tindouf sotto scorta armata algerina, con i pretesi di alleviare le sofferenze di una popolazione sequestrata, mai identificata e mai censita malgrado le pertinenti raccomandazioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU. Una popolazione priva di carta HCR e del diritto di circolazione, isolata dal mondo, affamata, malnutrita, malata ed insicura sul territorio algerino dove il proxy algerino (Polisario), come è usuale, non perde mai occasione per servirsi di questa popolazioni - qualunque sia la loro età e la loro fragilità – per utilizzarli a scopi politici e militari e soprattutto per sfruttarne le loro sofferenze ed il dramma che vivono per ottenere più aiuti umanitari ed accedere ad ingenti fondi economici. In questo punto la CGIL deve essere con la legalità, non complice alla persistenza del dramma nei campi di Tindouf. 
Peggio ancora, il gruppo Polisario sostenuto dall'Algeria e con la complicità di alcuni italiani della categoria "mestiere Polisario" utilizza i bambini durante l'estate in Italia e la popolazione dei campi come strumento di propaganda in difesa delle tesi di separatismo attraverso anche il reclutamento dei Bambini Soldato.  
Riteniamo piuttosto strana la nota della CGIL, in cui forse non ha ben compreso i contenuti esplicitati dai comunicati di protesta e di richiesta legittima di chiarimento di diverse associazioni e dei lavoratori marocchini sulla strumentalizzazione della questione palestinese a Siracusa per attaccare il Marocco. 
Le Istituzioni e l’opinione pubblica italiane mostrano interesse a conoscere che la responsabilità algerina è ben chiara sia nella controversia artificiale sul Sahara Marocchino sia nelle gravissime violazioni dei diritti dell'essere umano nel territorio algerino, precisamente nei campi di Tindouf. 
Su questo punto la CGIL è zitta anche se da un lato riconosce il dramma in questi campi, ma da un altro lato non va fino al fondo per riconoscere e denunciare che Algeria è ben la responsabile di tutto il male che regna in questo campi. Coraggio CGIL! Condanni le violazioni algerine dei diritti della popolazione di Tindouf! 
Ci pare oggi la necessità da parte della CGIL di intraprendere un atto di discolpa verso l'utilizzo politico e propagandistico della questione del Sahara Marocchino. 
La tematica della negazione sistematica di tutti i diritti della popolazione nei campi di Tindouf è stata ufficialmente sottoposta attraverso istanze internazionali nelle apposite sedi istituzionali; resa pubblica come atto di denuncia e di preoccupazione in tutti i Forum Sociali Mondiale ed Europeo ed in tutte le sedi appropriate di Tutela dei Diritti Umani e continueremo a farlo dovunque ci sia democrazia.
Da ricordare che nessun osa contestare l'importanza dell'aiuto umanitario, ma si contesta la strumentalizzazione dello stesso aiuto. RACMI, SMIS e le altre organizzazioni si domandano come si possa acconsentire a sostenere chi non è censito e poi si parli invece della necessità assoluta di censire gli immigrati e di schedarli per sicurezza, tutela e democrazia in Italia. Piuttosto contraddittorio.
Questo criterio dovrebbe infatti essere applicato proprio nei campi di Tindouf, in cui un essere umano potrebbe morire e nessuno al mondo conoscerne la precedente esistenza. 
Presentare una persona come "ambasciatrice" (del gruppo Polisario basato in Algeri) da parte della CGIL, senza la saputa del Presidente d'Italia, Sergio Mattarella e dell’Unione Europea, è, a nostro parere, il massimo dell'aberrazione. Il gruppo Polisario non è riconosciuto. 
Rispetto al confronto democratico nessuno di noi si è mai sottratto a poter interloquire rispetto alla verità storica in Sahara Marocchino e alla tragedia della popolazione dei campi di Tindouf in Algeria. 
Teniamo a ribadire ancora una volta che siamo aperti al dialogo e cogliamo l'occasione per invitare con sincera accoglienza la CGIL a visitare il Sahara Marocchino di vedere e sperimentare in prima persona la situazione in tutte le sue realtà compresi gli incontri con i suoi amici sindacati UMT, FDT, CDT, UGTM.. A condizione, come fa ogni democratico credibile e rispettabile, di raccontare al ritorno in Italia esclusivamente cosa abbia realmente visto. 
Siamo molto dispiaciuti che invece il comune di Firenze e la Regione Emilia Romagna abbiano rifiutato le nostre richieste di dialogo e confronto sulla nostra Questione Nazionale ovvero la Questione del Sahara Marocchino, atto democratico dovuto a cittadini marocchini.
Firme: 
Yassine Belkassem, Coordinatore nazionale della Rete delle Associazioni della Comunità Marocchina in Italia (RACMI).
Yahya El Matouat, Presidente dello Spazio Marocchino Italiano per la Solidarietà (SMIS)."

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