“Indomite. Storie di donne controcorrente"

"Trevignano DOCStories Festival" - Dal 7 al 9 novembre 2025 - CINEMA PALMA

Martina Nasini
21/10/2025
Attualità
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Sarà dedicato alle storie vere di donne controcorrente il “Trevignano DOCStories Festival”, la rassegna internazionale di documentari narrativi che, giunta alla terza edizione, dà appuntamento dal 7 al 9 novembre 2025 al cinema Palma della cittadina che si affaccia sul lago di Bracciano. In programma 10 documentari e due cortometraggi realizzati da registi e registe provenienti da tutto il mondo. Focus: “Indomite. Storie di donne controcorrente”. Al centro dei lavori, che saranno offerti al pubblico, lotte di donne, contro il patriarcato, i pregiudizi e gli abusi sulle fasce più vulnerabili: la loro forza ostinata e ribelle trasforma la propria vita e quella di chi le circonda, rompendo catene sociali, violenza e schiavitù.
Come sempre, tutte le proiezioni saranno arricchite da un collegamento online o con la presenza diretta in sala di registi e/o protagonisti dei film, con la possibilità per il pubblico di interagire con loro, porre domande o condividere riflessioni nate dalla visione dei film.
Claire, Hanifa, Kathera, Dilovan, Nan, Benedetta, Mariè Josè, Amani, Jackie ed Eureka. Non sono eroine, ma figure femminili provenienti dai più svariati Paesi - devastati dalla guerra, da genocidi, da sistemi giudiziari quasi assenti o dall’inerzia della polizia – che scelgono la via della ribellione, dell’anti-convenzione e della lotta per dire no a crimini, sopraffazioni e ingiustizie. Donne controcorrente. Come Claire di “Io, assistente sessuale” di Stefano Ferrari (2016), che accende i riflettori sul tema della disabilità e dell’assistenza ai portatori di handicap: oltre al mondo della pittura e della musica, la protagonista riscopre la delicatezza della sessualità con giovani disabili che va oltre all’egocentrismo dell’approccio sessuale “consueto”.
C’è Hanifa in “Angels of Sinjar” di Hanna Polak ( 2022) e la sua promessa fatta al capezzale del padre di riportare a casa le quattro sorelle rapite dall’’Isis e ferocemente torturate come tante altre donne degli Yazidi, un’etnia vittima di genocidio dopo l’occupazione della loro terra da parte dell’Isis.
In “A thousand girls like me” di Sahra Mani ( 2018) è raccontata la ribellione di Khatera, la prima donna nella storia dell’Iran che ha trascinato il padre in tribunale per impedire che i suoi abusi su di lei restassero impuniti. Nella Kobane distrutta dall’Isis e raccontata da Reber Dosky in “Radio Kobani” un gruppo di donne fa di tutto per riportare nella città martoriata la speranza e la vita attraverso le trasmissioni radiofoniche di una emittente che dà il nome al film. La forza di Nan Goldin in “All the beauty and the Bloodshed “ di Laura Poitras si traduce in una dura battaglia politica e sociale contro con la famiglia Sackler, produttrice di oppiacei che verrà messa al bando dalle istituzioni culturali del mondo.
Beniamino Barrese, figlio della celebre top model Benedetta Barzini racconta, attraverso la telecamera, in “La scomparsa di mia madre” il ritiro dalla scena della nota modella e la ribellione della donna davanti al tentativo del figlio regista di ingabbiarla in una sensibilità e una messa in scena maschile. 
Ha 90 anni l’etnologa de “La combattante” di Camille Ponsin, che ogni giorno completa e sostiene le domande di asilo dei rifugiati , mettendo a frutto la propria esperienza di vita. La dottoressa Amani Ballour dirige un ospedale siriano, l’ultimo baluardo di speranza per una popolazione vittima di attacchi chimici e bombardamenti in “The Cave” di Feras Fayyad. Ballour lotta quotidianamente per salvare vite umane, sfidando la carenza di cibo e medicinali.
Rischia tutti i giorni la vita la protagonista di “Ghost Fleet” di Shannon Service e Jeffrey Waldron, una donna thailandese che, insieme con altri attivisti, si impegna a liberare pescatori schiavizzati, uomini fantasma costretti a lavorare per anni alla mercé di capitani senza scrupoli per soddisfare l’insaziabile desiderio di pesce nel mondo. 
DICHIARAZIONE COMITATO ORGANIZZATORE“Dopo la prima edizione dedicata alla lotta per la difesa dell’ambiente e della natura, e la seconda incentrata sulle storie umane devastate dalla insorgenza di confini immotivati - fa sapere il Comitato organizzatore -  la terza edizione del Trevignano DOCStories Festival presenta storie di donne impegnate a cambiare le regole della società patriarcale. Non saranno quindi storie di donne discriminate, violentate e sconfitte, a dimostrazione di quanto forte sia nel mondo il potere che le opprime, in altre parole non cercheremo racconti di donne vittime, per onorare e riscattare il loro sacrificio, ma  figure femminili che agiscono da protagoniste, che sono o sono state in grado di imprimere un  corso diverso alle loro vicende, e alle vicende della società circostante. Certamente nessuna di queste storie è riuscita a modificare in modo esteso e permanente questi modelli, ma possono costituire degli esempi per cambiamenti culturali generalizzabili nel futuro. Nella scelta dei documentari ci siamo sforzati di non limitarci alle storie che denunciano macroscopiche violazioni di diritti umani, come la violenza, lo stupro e anche la morte, ma di includere vicende che si confrontano con più generali arbitrii verso la femminilità (e in generale verso l’umanità) in vigore soprattutto nel mondo occidentale. Si tratta di un punto di vista globale sulla società e la cultura, secondo il quale la malattia diventa inclusione, la sessualità diventa rispetto, e la realtà vibrante di un personaggio (femmina) travolge i tentativi di ricostruzione artificiale che il regista (maschio) vorrebbe imporre”.
 

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