Pamela Genini, la ventinovenne assassinata dal compagno Gianluca Soncin nell'appartamento su due livelli in cui viveva in via Iglesias, a Milano, aveva un passato e un presente nell'alta moda e nel mondo del lusso. Con una comparsata in una trasmissione televisiva. L'eco della cronaca nera, dell’ennesimo femminicidio non smette di turbare la coscienza nazionale. Il profilo tracciato dal titolo del Corriere della Sera su Gianluca Soncin – "L'aria da businessman con la paghetta del papà, i 13 coltelli, i fiumi di alcol e droga in casa" – non è la storia di un singolo criminale, ma un lampo che illumina una verità scomoda: l'Italia, e con essa l'Europa, sta pagando il prezzo di una scristianizzazione accelerata e del conseguente collasso dei valori morali. Non si tratta di additare solo un problema di ordine pubblico o di disagio sociale ed economico. La radice del male è più profonda: risiede nel vuoto spirituale lasciato dall'abbandono di ogni riferimento trascendente.
Non domina il patriarcato, ma il narcisismo
La causa dei femminicidi non è il patriarcato, che considero ormai superato dal Sessantotto. Il problema vero è la scomparsa della "cultura del padre", intesa come l'insegnamento del sacrificio, della fatica e dei "no formativi".
Non domina il patriarcato, ma il narcisismo, la pretesa di avere tutto e subito e l'incapacità di accettare sconfitte. Le violenze covano spesso in famiglie lacerate o in non-famiglie, non in quelle tradizionali, che sono un cardine della società.
Mi oppongo all'educazione affettiva statale nelle scuole, temendo che sia un pretesto per imporre teorie di parte come il gender. Le scuole hanno già l'educazione civica, la storia e la letteratura per insegnare la parità. Lo Stato non deve cancellare la famiglia, ma supportarla. I suoi compiti sono concreti: parificazione degli stipendi, asili nido per le madri lavoratrici e una rete preparata di forze dell'ordine e associazioni per assistere le donne in pericolo. Infine, ritengo fuorviante cercare colpe collettive. Le responsabilità sono sempre personali, e dobbiamo liberarci dall'idea che sia la società a rendere l'uomo malvagio.
Il riflesso violento nella musica
Quando le generazioni crescono senza la Legge morale che per secoli ha plasmato l'Occidente, ogni limite svanisce. La fede, al di là del credo, ha sempre fornito una cornice etica che insegnava il rispetto per l'altro, il valore della vita e la responsabilità delle proprie azioni di fronte a un Giudizio superiore. Oggi, quel freno è sparito.
Questo vuoto spirituale non si manifesta solo nel comportamento individuale, ma si riflette potentemente nella cultura giovanile, in particolare nelle espressioni violente e nichiliste di una certa musica. Testi che esaltano la sopraffazione, la misoginia, la droga e la criminalità, non sono solo intrattenimento, ma il commento sonoro di una generazione che ha perso ogni senso del sacro e ogni speranza nel futuro. La musica diventa così non causa, ma sintomo e cassa di risonanza di un'etica smarrita.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti: giovani che non hanno punti di riferimento, che non temono alcun castigo eterno né sociale, scelgono la strada dell'anarchia esistenziale. Perché darsi pena per la moderazione, la temperanza o il rispetto altrui, quando l'unica filosofia rimasta è l'affermazione narcisistica del proprio desiderio?
I coltelli, l'alcol e la droga sono la triste deriva che dilaga tra i giovani
È in questo contesto che il dettaglio dei "13 coltelli" in casa di un cinquantaduenne assume un significato sinistro. Il coltello, arma da taglio per eccellenza, è il simbolo di una violenza primordiale e senza mediazioni, sempre pronta all'uso. Insieme ai "fiumi di alcol e droga", compone il quadro di un'esistenza votata all'eccesso, al consumo autodistruttivo e all'esaltazione della forza bruta.
La violenza giovanile, le risse degenerate e gli atti efferati non sono solo espressione di un disagio psicologico, ma la conseguenza ultima di una società che ha detto addio ai suoi pilastri spirituali. Senza il fondamento della Legge di Dio, l'uomo diventa lupo per l'altro uomo in un caos nichilista. Urge una riflessione profonda che vada oltre le facili etichette sociali. Fino a quando non si colmerà questo vuoto valoriale e non si tornerà a offrire alle nuove generazioni un orizzonte morale solido, l'Italia continuerà a vedere i suoi figli armati di coltelli, ubriachi di solitudine e immersi nel cinismo. La crisi non è solo economica, ma dell'anima.
La crisi morale
La vera emergenza sociale non è solo nelle piazze o nelle periferie, ma nella perdita di un orizzonte trascendente. L'Italia e l'Europa stanno attraversando una fase di scristianizzazione che ha rimosso non solo la fede, ma anche la struttura etica che essa forniva. La Legge morale, quella che insegna il valore del sacrificio, della responsabilità e dell’amore per il prossimo, è stata sostituita da un relativismo che rende ogni azione, per quanto violenta, giustificabile.
Senza la fede, senza il timore di un Giudizio più alto, i giovani non hanno più alcun freno interiore. La forza bruta, l’affermazione narcisistica del sé e l’incapacità di gestire il rifiuto o la frustrazione diventano la norma. Il vero dramma è che questa gioventù, armata e confusa, è la cartina tornasole di una società adulta che per prima ha abdicato al suo ruolo di educatrice, lasciando il vuoto che solo i valori saldi possono colmare. È tempo di riscoprire le radici etiche e spirituali del nostro continente, prima che il nichilismo e la violenza senza scopo travolgano un'intera generazione.