Un gruppo jihadista non meglio identificato (forse al-Mourabitoun) ha preso d’assalto questa mattina in Mali un hotel nel centro della capitale Bamako, il Radisson Blu.
Nel corso dell'azione ha catturato circa 170 persone tra ospiti e personale della struttura (140 alloggianti e 30 responsabili della gestione, secondo NBC News); non mancano i morti, tre secondo le prime stime, un cittadino francese e due maliani, ma il numero è destinato ad aumentare (la Repubblica ne conta nove).
Al momento, secondo alcune fonti, essendo scattato un contro-blitz dell’esercito, i terroristi sarebbero asserragliati all’interno dell’hotel, che controllano fino al settimo piano.
Una cosa è sicura: la guerra lanciata dall’islamismo sarà pure globale, ma per il momento il Paese occidentale più vessato, dopo gli Usa, resta la Francia. Come se l’accanimento del fanatismo religioso si accoppiasse ad un’onda lunga di odio post-coloniale: tant’è che ad essere colpita non è solo la madrepatria (Charlie Hebdo, Bataclan, Stade de France, e in mezzo tanti altri fatti di sangue propedeutici a quelli più eclatanti o sventati per pochissimo), ma anche le province del suo ex impero africano.
Parliamo, appunto, del Mali, che fu colonia francese dal 1864 al 1960. Nel Paese dall’inizio del 2012 è in corso una furiosa guerra civile tra lo Stato centrale e gli indipendentisti del Nord (regione di Azawad), al cui fianco si sono presto schierati i qaedisti e, negli ultimi tempi, l’isis. Al fianco di Bamako, invece, è scesa in campo quasi subito la Francia di Hollande. Qualche mese fa, in effetti, il presidente era stato sinistro ma efficace profeta: “L’Isis ci vede come nemici per il nostro intervento in Mali”. Nel corso del 2015 il Mali era già stato teatro di altre due azioni terroristiche, a marzo e ad agosto.
Queste le fasi del nuovo attacco: dapprima un commando di quattro persone, a bordo di un veicolo con una targa diplomatica, ha lanciato a colpi di granata l’attacco all’hotel, frequentato da diplomatici e uomini d’affari occidentali. Una volta annientata la security (siamo verso le 8.00 del mattino, ora italiana), al quartetto di fuoco si sono aggiunti, al grido di “Allah Akhbar” (Allah è grande!), altri otto combattenti. All’interno del gruppo c’è stata dunque la divisione dei compiti: alcuni sono rimasti fuori a presidiare l’edificio conquistato, altri hanno proseguito la penetrazione all’interno per fare incetta di ostaggi. Molti di essi anche eccellenti: si parla di militari Onu e di dipendenti Air France e Turkish Airlines.
La reazione delle forze dell’ordine maliane, a cui si è aggiunto anche l’esercito, è stata comunque rapida: e i terroristi, evidentemente impreparati ad uno scenario di assedio, hanno pensato bene di alleggerire la loro “zavorra” scaricando una parte degli ostaggi. Sarebbero almeno cinquanta, secondo gli ultimi aggiornamenti, quelli liberati. Sembra che i jihadisti abbiano dato il via libera a quanti, tra loro, si sono mostrati preparati su alcune domande riguardanti il Corano.