Castello di Avio (TN), sentinella di pietra tra storia, arte e leggenda

Sabbionara di Avio, Trento. FAI Fondo per l'Ambiente Italiano

Mario Carchini
24/09/2025
Arte e Cultura
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Chi percorre l'autostrada del Brennero, non può non notare una sagoma che domina il paesaggio, è il Castello di Avio, appollaiato su un dosso a guardia della valle, con le sue torri merlate che sembrano dialogare con le montagne. Il castello appare all’improvviso, quasi sospeso, e subito si ha la sensazione che lì dentro il tempo abbia deciso di fermarsi. Il sentiero che conduce al portale d’ingresso si snoda tra filari d’uva e ulivi, come un prologo silenzioso a un racconto antico. Salendo, il rumore del traffico svanisce e subentra un silenzio diverso, interrotto solo dal vento che accarezza le mura. Entrare nel castello significa oltrepassare una soglia invisibile,  non si entra in un monumento, ma in una storia viva. Le prime cronache parlano dei Castelbarco, signori astuti e potenti, che qui decisero di erigere la loro roccaforte già nell’XI secolo. Da questa posizione strategica controllavano i traffici lungo la valle dell’Adige, crocevia tra Italia e mondo germanico. Ogni pietra, ogni torre sembra ancora custodire il loro spirito, fatto di potere e diplomazia, ma anche di intrighi e rivalità. Il visitatore che varca la soglia del castello non trova solo muri spogli, ma trova immagini, colori, storie dipinte sette secoli fa. Nelle sale del Mastio gli affreschi trecenteschi raccontano di cavalieri che si sfidano, di dame eleganti che osservano, di amori segreti e passioni proibite. Scene profane, lontane dal mondo sacro delle chiese, che parlano di uomini e donne in carne e ossa, con i loro desideri, le loro ambizioni, le loro paure. Nella Casa delle Guardie, figure di guerrieri emergono dalle pareti come se stessero ancora vegliando sul maniero. Nel Mastio, invece, le immagini della Camera d'Amore fanno rivivere un medioevo che non era solo spade e battaglie, ma anche poesia e sentimento. Ogni castello ha i suoi fantasmi ed Avio non fa eccezione, si narra di una dama detta Toldina, imprigionata per stregoneria, il cui respiro aleggerebbe ancora tra le torri. Sarà suggestione, sarà la forza del luogo, ma chi resta in silenzio tra quelle mura può sentire un’eco lontana, come se le pietre parlassero. Oggi il maniero non è un rudere abbandonato ma, grazie al FAI, che lo custodisce dal 1977, il Castello di Avio è tornato a vivere; le sue sale ospitano, rievocazioni, spettacoli, mercatini natalizi che riportano la vita tra le torri e i visitatori, salendo lungo il cammino di ronda, possono osservare dall’alto la valle e immaginare le carovane che un tempo attraversavano questo corridoio alpino. Il fascino del Castello di Avio non si esaurisce nelle sue pietre né nei suoi affreschi ma sta nell’atmosfera che vi si respira, in quella miscela di bellezza e malinconia che solo i luoghi carichi di storia possiedono. Passeggiare tra le sue mura è un po’ come aprire un libro che non smette mai di sorprendere, pagina dopo pagina, secolo dopo secolo, il castello continua a raccontare; e quando si lascia la collina e lo sguardo torna alla valle, si ha la sensazione di portare con sé qualcosa in più, un frammento di medioevo, una voce antica che accompagna ancora il cammino. Nota descrittiva del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia Statale di Belle Arti di Carrara.

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