Si chiama Yusi Oulen Shahak.
Si tratta di un colonnello israeliano, e fin qui nulla di strano. È stato arrestato in Iraq, e a limite ci può anche stare, considerato che, solo fino a pochi anni fa, anche il governo di Baghdad era uno dei sostenitori del panarabismo antisemita. Ma la cosa diventa (un po’ più) eccezionale quando si scopre che è stato arrestato insieme ad alcuni militanti dell’Isis.
Ad annunciare la notizia, giovedì 29 ottobre, è stata l’agenzia iraniana Fars. La cattura, invece, dovrebbe risalire al 22. “La sicurezza irachena – si legge nel suo comunicato – ha arrestato nei giorni scorsi un colonnello israeliano della Brigata del Golan insieme ad un gruppo di terroristi dello Stato islamico.”
Un infiltrato? Un figlio di Davide convertito alla causa islamista? Torna in mente l’ultimo video dell’Isis, in cui un al-baghdadiano minacciava Israele, in ebraico. Quali nemici più acerrimi dell’Isis e dello Stato sionista, ci siamo detti? In realtà , già da mesi – almeno dall’estate scorsa – le forze di sicurezza di Baghdad sapevano qualcosa che all’Occidente sfuggiva.
Non è possibile parlare – non lo si può certo provare – di un asse occulto Isis-Israele in funzione anti-Iraq, ma di una “attenzione” particolare di Israele sulle cose irachene dal 2014 in poi, giunta a culminare in una ingerenza dietro le quinte e “parziale” nello scontro Baghdad-Isis, si comincia a capire, forse, qualcosa di più.
C’erano, innanzitutto, i segnali dell’aria, infestata da droni, alcuni dei quali erano proprio di provenienza israeliana, e finalizzati a spiare segreti dei servizi di sicurezza iracheni; ed era pure successo che, come informa ancora la nota dell'agenzia, ripresa da globalnes.com, ne venissero abbattuti due, tra luglio e agosto, rispettivamente a Fallujah e nei pressi dell’aeroporto della capitale irachen). E poi, aggiunge sempre Fars, c’erano i segnali “orali”, le testimonianze provenienti direttamente dalla bocca dei militanti Isis catturati: parlavano di agenti del Mossad registi occulti, sin dal giugno 2014, dell’avanzata dell'Isis in terra mesopotamica, e addirittura artefici invisibili della presa di Mosul. Sembravano farneticazioni da fantapolitica o da complottisti anti-sionisti, finché non si è arrivati, praticamente alla fine del mese di ottobre, a trovare la “pistola fumante”, il colonnello Shahak appunto. Dalle sue confessioni potrebbero uscire fuori scenari forse inimmaginabili.Non si può non notare che alcuni siti italiani che si incaricano di vagliare criticamente le informazioni online (ad esempio butac.it) hanno ritenuto la notizia falsa, basandosi sul fatto che la foto del colonnello, fatta circolare su Internet, era la stessa di un altro militare israeliano protagonista di un fatto analogo, avvenuto nel 2014. In quel caso il soldato ci aveva rimesso addirittura la vita.
Bufala o meno, la Brigata del Golan, quella a cui (il fantomatico?) Shahak si pretende appartenga, è un’unità corazzata storica dell’esercito ebraico: ha partecipato a quasi tutti i principali conflitti che Israele dovette intraprendere per la sua stessa sopravvivenza, a parte quello del ’56: la guerra arabo-israeliana del ’48, la guerra dei Sei giorni del ’67 e la guerra del Kippur del ’73.