“Volevano questo, no?”
Il senatore ed ex direttore di Rai News 24, Corradino Mineo, ha consumato ieri il suo divorzio dal gruppo Pd a Palazzo Madama.
“ Ieri – che per il cronista sarebbe ieri l’altro, naturalmente – sono stato oggetto di una sorta di processo sommario da parte del capogruppo Luigi Zanda, che ha derubricato questioni squisitamente politiche a questioni disciplinari. La ritengo una cosa inaccettabile: sono terrorizzati dalla finanziaria e stanno limitando gli emendamenti.”
Dunque, “derubricazione di questioni di rilievo politico” è la prima accusa che Mineo muove al suo ormai ex partito. Si tratta di un termine mutuato dal linguaggio giuridico: indica, propriamente, l’attribuire ai fatti una configurazione giuridica (cioè una gravità dal punto di vista giudiziale/penale) diversa da quella che avevano all’origine. Ridimensionamento, dunque, di temi e problemi, che, ritiene Mineo, sottostà a un riallineamento di posizioni all’interno del partito che non è più disposto ad accettare.
Assai più grave è forse l’altra imputazione che il giornalista muove al Pd: ed è un’imputazione direttamente il segretario-premier Renzi. Mutazione genetica del partito. “Il segretario ha modificato geneticamente il partito, provocando una scissione silenziosa, e aprendo a potentati locali e comitati d’affari.”
Per Mineo l’approdo più immediato è ora il Gruppo Misto, dove si sono già rifugiati altri profughi del Pd, anche alla Camera (ricordiamo, per tutti, Stefano Fassina).