Nuovo Senato, istruzioni per l’uso

Ecco cosa cambia dopo il voto di martedì 13 ottobre

Gianluca Vivacqua
26/10/2015
Politica
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Teorici e paladini del bicameralismo perfetto, preparate i fazzolettini: dalla prossima legislatura, esito del referendum confermativo permettendo, si cambia.

Il Parlamento cambia: non la sua struttura, che resta sempre bicamerale, ma la sua natura. I due rami avranno infatti vita propria: ci sarà una sorta di Camera della Repubblica (l’ex Camera dei Deputati), che, formata da 630 elementi, sarà la sola ad interloquire con l’attività del governo, e una Camera delle Regioni o delle Autonomie (l’ex Senato), una vera e propria conferenza interregionale il cui compito sarà quello di confrontare e approfondire le politiche sui singoli territori e i rapporti tra enti locali ed Europa.

Su pochi terreni, ormai, Senato e Camera torneranno ad incontrarsi: l’elezione del Presidente della Repubblica; le leggi di revisione della Costituzione; la definizione delle norme per i referendum popolari; i testi per l’attuazione di normative Ue; i casi di illegittimità e ineleggibilità dei senatori.

Dal punto di vista della composizione, il Senato prossimo venturo sarà popolato da 100 parlamentari, che non percepiranno indennità ma godranno dell’immunità parlamentare: settantaquattro consiglieri regionali da tutte le regioni d’Italia più ventuno sindaci di altrettanti comuni d’Italia, insieme ad altri cinque componenti scelti direttamente dal capo dello Stato. Sono le assemblee regionali a designare, e corpore suo, i consiglieri che siederanno a Palazzo Madama (oltre ai sindaci). In base alla popolazione, ad ogni regione è già stato assegnato un certo numero di seggi: quattordici alla Lombardia; nove alla Campania; otto al Lazio; sette al Piemonte, al Veneto e alla Sicilia; sei all’Emilia-Romagna e alla Puglia; cinque alla Toscana; tre alla Calabria e alla Sardegna; due a tutte le altre.

Non è ancora ben chiaro, in realtà, con quali criteri le assemblee regionali sceglieranno i senatori conformemente alle indicazioni dei cittadini: si suppone che possa contare il numero di preferenze raccolte alle elezioni regionali, oppure un listino speciale introdotto in occasione delle stesse. Discorso ancora più complicato per i sindaci: e in effetti questi sono esattamente gli aspetti ancora non definiti della Riforma.

Più definito, invece, è un altro capitolo tecnico non meno importante: come far entrare i senatori a Palazzo Madama qualora, una volta giunti nella nuova era,  una o più regioni siano ben lungi dal rinnovo del Consiglio regionale. In questo caso si è previsto che debba valere una norma transitoria: saranno, cioè, le assemblee in quel momento in carica  a scegliere consiglieri e amministratori, senza consultare i cittadini. La stessa cosa vale in caso di scioglimento improvviso delle Camere: dapprincipio saranno le assemblee dei territori a scegliere i senatori, poi questi dovranno sottostare al ricambio man mano che le Regioni andranno al voto.

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