Museo Paul Delvaux a Saint Idesbald, Fiandre, Belgio.

Luogo dove i sogni dell'artista belga trovano casa.

Mario Carchini
21/08/2025
Arte e Cultura
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Sulla costa belga, tra dune e vento marino, esiste un luogo che sembra vivere in equilibrio tra realtà e sogno: il Museo Paul Delvaux. Non un edificio monumentale, né un’architettura spettacolare, ma un museo che conquista con discrezione, nato dal desiderio dell’artista e del nipote Charles Van Deun nel 1982. 

All’esterno appare come una semplice casa di pescatori ottocentesca. Una volta oltrepassata la soglia, però, lo spazio si apre in un percorso che si snoda anche sottoterra, fino a superare i 1.000 metri quadrati di esposizione. Qui prende forma il mondo poetico di Paul Delvaux (Antheit, 1897; Furnes, 1994), uno dei protagonisti più enigmatici della pittura belga del Novecento. 

Il museo custodisce la più ampia collezione al mondo dedicata al pittore: dipinti; disegni; acquerelli; stampe; schizzi e oggetti personali che ripercorrono un’intera vita creativa. Le opere raccontano di paesaggi sospesi, stazioni notturne, rovine classiche e figure femminili enigmatiche. Temi che richiamano il surrealismo, pur mantenendo sempre un linguaggio autonomo e inconfondibile. Delvaux, che si formò all’Accademia di Belle Arti di Bruxelles, fu affascinato sin da giovane dall’Odissea e dalla misteriosa Venere dormiente di cera ammirata alla Fiera del Midi. La sua pittura è attraversata da questi ricordi, che si intrecciano con suggestioni architettoniche, atmosfere teatrali e un’attenzione particolare al corpo femminile, inteso come presenza silenziosa e magnetica. Come spiega Camille Brasseur, direttrice della Fondazione Paul Delvaux, “l’architettura, l’antichità, il paesaggio e il mare creano lo scenario che caratterizza il suo immaginario. Il corpo femminile, invece, occupa il primo piano, evolvendo nel tempo fino a diventare una figura autonoma, libera dalle regole della realtà”. Il legame di Delvaux con Saint-Idesbald fu anche personale: qui ritrovò, negli anni Quaranta, l’amore della giovinezza, Anne-Marie De Maertelaere, detta Tam, che divenne sua moglie e musa. Sempre qui, in età avanzata, partecipò con entusiasmo alla nascita del museo, che definì “il sole della mia vecchiaia”. Amava percorrerlo in silenzio, osservando con discrezione le reazioni dei visitatori. 

Oggi il museo ospita la mostra “Paul Delvaux. Décors et corps, parfait accord”, che mette in dialogo i due poli centrali della sua arte: scenografie e figure umane. Tra i capolavori esposti spicca La Gare forestière, quadro evocativo in cui un treno a vapore corre attraverso una stazione nel bosco, osservato da due enigmatiche figure femminili. Accanto, Le Récitant propone atmosfere metafisiche, con rovine, solitudini e un misterioso uomo in primo piano che alcuni interpretano come un autoritratto. La Fondazione Paul Delvaux, riconosciuta nel 1979, conserva oltre 3.000 opere tra dipinti, disegni e documenti d’archivio. Non si limita alla custodia: organizza mostre internazionali, prestiti e attività che mantengono vivo l’universo del pittore. Visitare Saint-Idesbald significa immergersi non solo nel museo, ma anche nei luoghi che hanno segnato la vita dell’artista. 

Una passeggiata tematica e un podcast narrativo guidano i visitatori alla scoperta dei suoi angoli preferiti, mentre itinerari in bicicletta permettono di esplorare i paesaggi che hanno ispirato le sue tele. Il Museo Paul Delvaux è più di uno spazio espositivo, è una chiave d’accesso a un mondo dove il reale si mescola al sogno, dove la pittura diventa racconto e ricordo. Tra le stanze silenziose di Saint-Idesbald, i visitatori non solo scoprono un grande maestro del Novecento, ma entrano in contatto con un’eredità culturale che continua a vivere e a sorprendere, sospesa tra luce e mistero. Nota descrittiva del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia di Belle Arti di Carrara.

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