Addio all'artista Paolo Scirpa, deceduto all'età di 91 anni.

Poeta della luce e visionario dell'infinito

Mario Carchini
04/08/2025
Arte e Cultura
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Con la scomparsa di Paolo Scirpa (1934–2025) il mondo dell’arte contemporanea perde una delle sue figure più intense, rigorose e visionarie. Maestro della luce e dell’astrazione concettuale, Scirpa ha costruito per oltre cinque decenni un’opera che ha saputo rendere visibile ciò che solitamente sfugge allo sguardo: l’infinito; la trascendenza; lo spazio mentale. Con una ricerca che ha attraversato linguaggi molteplici, dalla pittura alla grafica, dalla scultura all’installazione, Scirpa ha ridefinito i confini della percezione estetica, in particolare grazie all’uso pionieristico della luce al neon, trasformata in materia viva, in filo conduttore tra visibile e invisibile. Le sue opere non sono mai semplici oggetti, ma spazi da attraversare, da abitare con lo sguardo e con la mente, inviti silenziosi alla contemplazione dell’assoluto.
I suoi celebri “Ludoscopi”, vere e proprie architetture ottiche in cui l’occhio si perde e si ritrova, sono esempi compiuti di una poetica che coniuga rigore formale e tensione metafisica; strutture geometriche attraversate da luci e riflessi, trame infinite che suggeriscono un oltre possibile, una realtà in sospensione, tra gravità e leggerezza, tra forma e vuoto. Allo stesso modo, i suoi “Habitat” aprivano lo spazio espositivo a esperienze immersive, ambienti che chiedevano al fruitore di abbandonarsi a una nuova percezione del tempo e dello spazio. Il lavoro di Scirpa non è mai stato puro esercizio formale, ma meditazione profonda sul nostro essere nel mondo. Le sue geometrie luminose sono il frutto di un pensiero attento, filosofico, spirituale, che ha fatto dell’arte non una rappresentazione, ma un’esperienza, uno spazio interiore, reso visibile. Con uno stile sobrio ma potentemente evocativo, ha saputo portare avanti una visione artistica coerente e mai piegata alle mode; ha parlato con il linguaggio del silenzio, dell’essenziale, dell’infinito e proprio per questo, oggi più che mai, sentiamo la sua assenza come quella di un grande testimone del pensiero visivo, di un interprete raro della bellezza come possibilità di trascendenza.
Ci uniamo con affetto e commozione al dolore della moglie Carla, della figlia Margherita e di tutti coloro che hanno amato e seguito il cammino artistico di questo instancabile ricercatore di luce. Paolo Scirpa ci lascia un patrimonio di opere che continueranno a parlare, silenziosamente, intensamente, alle generazioni future. Un’eredità luminosa che, come le sue installazioni, non smette di aprire varchi sull’infinito. Nota critica del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia Statale di Belle Arti di Carrara.

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