Ventisei anni di regno per Mohammed VI rappresentano un viaggio lungo e intenso in cui il Marocco ha saputo trasformarsi rimanendo fedele alle proprie radici. Dal 1999 il sovrano ha guidato il Paese con una visione chiara, capace di coniugare modernità e tradizione, puntando allo sviluppo economico, al rafforzamento sociale e a una rinnovata proiezione africana. Le infrastrutture sono state la spina dorsale di questa trasformazione: il porto di Tanger Med, oggi uno dei più importanti hub logistici al mondo, ha reso il Marocco una porta tra Africa, Europa e il resto del pianeta; la linea ad alta velocità Al Boraq, primo TGV africano, ha ridotto drasticamente i tempi di percorrenza tra le principali città e ha aperto una nuova era nei trasporti; la rete stradale e ferroviaria si è ampliata, gli aeroporti si sono modernizzati e il Paese ha investito con determinazione nelle energie rinnovabili, con progetti iconici come il complesso solare Noor Ouarzazate, con l’obiettivo di produrre oltre metà dell’energia da fonti pulite entro il 2030. Parallelamente, l’economia marocchina ha vissuto una fase di crescita e diversificazione senza precedenti. Il PIL è triplicato in poco più di due decenni, l’industria automobilistica e aerospaziale è diventata un pilastro, capace di esportare e attrarre investimenti esteri, mentre il turismo ha registrato numeri record, rendendo il Paese una meta di riferimento nel Mediterraneo e in Africa.
Questa crescita è stata accompagnata da riforme strutturali, digitalizzazione, apertura ai partenariati pubblico‑privati e una resilienza notevole di fronte alle crisi globali. Anche il tessuto sociale si è trasformato. L’Iniziativa Nazionale per lo Sviluppo Umano ha contribuito a ridurre le disuguaglianze, migliaia di progetti locali hanno migliorato le condizioni di vita nelle campagne e nelle periferie urbane, e la riforma del Codice della Famiglia, insieme alle leggi sulla cittadinanza e contro la violenza sulle donne, ha segnato un passo deciso verso l’inclusione e la giustizia sociale.
La recente estensione della copertura sociale universale rafforza il principio di equità, con la prospettiva di garantire sanità e previdenza alla quasi totalità della popolazione entro il 2025. Mohammed VI ha saputo anche riportare il Marocco al centro della scena africana. Il rientro nell’Unione Africana nel 2017 ha segnato una svolta, seguito da una fitta rete di accordi di cooperazione, progetti infrastrutturali e iniziative di solidarietà con i Paesi del Sahel, inclusa l’apertura dei porti marocchini ai Paesi senza sbocco sul mare.
La diplomazia marocchina si è rafforzata, promuovendo sicurezza, sviluppo condiviso e un modello di collaborazione sud‑sud che ha accresciuto l’influenza del Regno sul continente. Tutto questo si è svolto nel segno della resilienza e della continuità culturale. Mohammed VI ha valorizzato l’identità amazigh come parte integrante della nazione, ha promosso il riconoscimento delle radici plurali del Paese e ha sostenuto una progressiva apertura democratica, con riforme costituzionali, commissioni di riconciliazione e un dialogo costante con la società civile.
Così, dopo ventisei anni di regno, il Marocco si presenta come un Paese moderno e dinamico, capace di affrontare sfide globali senza rinunciare alla propria tradizione, con una visione strategica che intreccia sviluppo economico, coesione sociale e unità africana. Mohammed VI ha costruito un regno che cambia nella tradizione, dove ogni conquista è il frutto di una sintesi tra storia, resilienza e ambizione di futuro.