Undici morti, oltre cento case completamente distrutte e più di seicento quelle inagibili, con circa novantamila persone senza elettricità e altre novemila senza acqua potabile: questi i numeri, incerti, della doppia calamità cilena.
Un terremoto – che continua il suo sciame sismico – e lo tsunami scatenato dopo hanno messo in grave difficoltà tutta la costa del Cile.
Oggi il Ministero degli Interni ha dichiarato lo stato di emergenza per la regione centrale di Coquimbo, la più colpita insieme alla città omonima e a quella di Illapel dalle due calamità: salito a undici il numero accertato delle vittime mentre rimane incerto quello dei feriti, dopo una gigantesca evacuazione di tutta la costa, che ha coinvolto circa un milione di persone per sfuggire alle onde anomale dello tsunami.
Molte le zone ancora mancanti di corrente elettrica e acqua potabile, con un numero ancora non precisato di sfollati, che supererebbe il migliaio di persone.

Il Presidente Michelle Bachelet si è recata nella giornata di giovedì sulle zone disastrate, per vedere di persona i danni e il funzionamento per la macchina dei soccorsi, che in un paese colpito ciclicamente da calamità ha funzionato al meglio, mentre tutta la nazione cilena – come in passato ha già dato modo di far vedere – si è mobilitata per aiutare: in prima fila il corpo dei Bomberos de Chile, che grazie alla sua capillare presenza è intervenuto massicciamente e i Carabineros de Chile, che oltre a dirigere l'evacuazione della costa e controllare le zone terremotate hanno dato prova di coraggio nei soccorsi, accanto alla popolazione.

L'allerta tsunami al momento è cessato, mentre però continua l'allarme per le numerose scosse che ancora si fanno sentire nella regione centrale.