Katadeo è frutto dell’unione dei differenti retaggi musicali dei componenti, sapientemente miscelati insieme che hanno condotto alla creazione di qualcosa di unico. Tre singoli fanno da apripista al primo album, “GIARA”, uscito nel 2024. Il Mediterraneo, coi suoi colori, i suoi suoni, i suoi richiami tradizionali, è sovrano all’interno di questo contenitore musicale. In continua fase di sperimentazione e ricerca, oltre che in termini di sound anche in termini di temi da trattare, utilizzando sempre un’importante componente elettronica. Seppure la lingua principalmente utilizzata sia il dialetto siciliano, non è folk… è afro, è funk, è house music… c’è tanto Sud, c’è tanta storia, tradizioni e racconti popolari, ma anche leggerezza e temi attuali.
La loro pubblicazione più recente è l’EP “Heka”, una raccolta di quattro tracce che è stato definito come “un rito sonoro in dialetto siciliano tra tradizione e futuro”. Ne abbiamo parlato con la band:
Come vi siete conosciuti e come avete capito che tra di voi poteva nascere una bella collaborazione musicale?
Ci siamo conosciuti grazie ad un’altra persona e da subito è nata l’intesa.
Il vostro primo album risale al 2024. Che cosa è successo nell’arco di questo tempo?
Rivoluzioni una dopo l’altra. Abbiamo consolidato la nostra intesa musicale e dato vita ad una componente elettronica più incalzante.
In che modo la dimensione mediterranea è presente nella vostra musica oltre che attraverso l’uso del dialetto?
Nelle melodie, nei ritmi e nella scelta degli strumenti, alcuni dei quali appartenenti al Mediterraneo tutto.
E come sviluppate l’immaginario visivo che accompagna la musica?
Bella domanda, in effetti le immagini giocano un ruolo importante nel nostro processo creativo, in effetti sono proprio le immagini a fornirci sempre le ispirazioni più potenti.
Dove vorreste vedere i Katadeo tra cinque anni?
In giro per il tutto il mondo con la nostra musica.