Mazen Darwish, legale e attivista per i diritti umani siriano, oltre che giornalista, è stato rilasciato dal governo di Damasco dopo tre anni di detenzione.
A dare l’annuncio della sua scarcerazione è stato, lunedì 10 agosto, il Centro siriano per i media e la libertà di espressione, l’istituto partner di “Reporter senza Frontiere” che Darwish aveva fondato nel 2004 e che dirigeva quando, nel 2012, venne arrestato insieme ai due condirettori, Hussein Ghreir e Hani al-Zaitanui, anch'essi liberati.
Darwish ha potuto beneficiare, proprio come i suoi colleghi, dell’amnistia concessa dal presidente Bashar al-Assad in occasione della festività di Eid al-Fitr, quella che segna la chiusura del periodo di Ramadan.
Darwish, una sorta di Gandhi siriano ("prigioniero di coscienza", lo ha definito Amnesty International), , non era certo nuovo ad esperienze dietro le sbarre. Fu arrestato per la prima volta nell’aprile del 2008, insieme ad un collega, per la "pericolosità" dei suoi resoconti sulle proteste nella città di Adra, scoppiate in segno di solidarietà con i prigionieri politici (Adra, che nel 2013 sarebbe diventata nota per la strage di cristiani, drusi e alawiti perpetrata da fondamentalisti islamici, allora era conosciuta semplicemente come città-Bastiglia). Ci volle una petizione firmata da trentacinque organizzazioni internazionali per la libertà di stampa per far sì che tornasse a piede libero. Fece quindi il bis di manette nel marzo del 2011, dopo aver partecipato ad un’altra protesta in favore degli avversori del regime di Assad in galera, tra un resoconto e l’altro della guerra civile siriana. Infine, come già ricordato, nel 2012, più precisamente il 16 febbraio, Darwish venne fermato da uomini delle forze aeree siriane, e da quell’arresto ebbe inizio la sua esperienza carceraria più lunga.
Ora torna nuovamente in libertà, quasi come un Barabba a Pasqua, ma non è tutto merito della pilatesca generosità di Assad: anche stavolta in suo favore si è mossa una legione di organizzazioni per i diritti umani, una ventina, ed è scesa, metaforicamente, in piazza anche l’Unione Europea, con l'Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Catherine Ashton.
All’inizio di maggio del 2015, da carcerato, Darwish era stato insignito del premio Unesco per la libertà di stampa.