In origine c’era Napster, il progenitore di tutti i torrent: anno di grazia 1999.
Fu chiuso due anni dopo, dopo aver sollevato una marea di problemi legali (anche nella Freeland di Internet si affacciava la spinosissima questione del copyright). Da qualche anno è rinato, divenendo però un sito a pagamento e quindi tradendo la sua missione originale.
Nel frattempo, mentre Napster nasceva, declinava e risorgeva, altri servizi di scaricamento, condivisione e fruizione musicale gratuita fiorivano in rete, senza essere allineati a politiche e strategie delle grandi major: uno di essi è stato Grooveshark, orientato, più che sul download, sullo streaming delle risorse audio (cioè sulla possibilità di poterle riprodurre direttamente online). Ha svolto il suo anarchico, pionieristico servizio dal marzo 2006 al 30 aprile 2015.
Meno di tre mesi dopo la sua scomparsa, domenica 19 luglio è scomparso anche, e per ragioni che appaiono ancora poco chiare, uno degli artefici di quel sito, probabilmente il maggiore: Joshua Greenberg. A 28 anni, l’emulo di Sean Parker è stato trovato morto nella sua casa di Gainesville, in Florida.
La notizia è stata twittata dalla polizia locale, che ha immediatamente escluso le ipotesi di delitto e suicidio.
Sulle orme di Mark Zuckerberg, il padre di Facebook, e degli altri cervelli informatici che a metà del primo decennio dell XXI secolo stavano ponendo le basi del web 2.0, anche Greenberg aveva sfornato la sua creatura negli anni dell’università, in collaborazione con Sam Tarantino e Andrea Barreto: in pochi anni Grooveshark, sito gratuito ma accessibile tramite registrazione, sotto l'amministrazione di Escape Media Group era riuscito a raggranellare un capitale di traffico pari a quaranta milioni di utenti. La chiusura brusca, a metà dell’anno corrente, era stata determinata dagli stessi motivi che interruppero la storica stagione di Napster.