È un viaggio affascinante tra anatomia, bellezza, desiderio e rappresentazione quello offerto da "Corpi moderni". La costruzione del corpo nella Venezia del Rinascimento", la grande mostra d'arte ospitata fino al 27 luglio 2025 alle Gallerie dell’Accademia di Venezia. Un progetto ambizioso che racconta come, tra il XV e il XVI secolo, il corpo umano sia diventato molto più di un semplice organismo biologico, un oggetto di studio, un ideale estetico, un mezzo per esprimere sé stessi e la propria identità. Curata da Guido Beltramini, Francesca Borgo e Giulio Manieri Elia, l’esposizione raduna capolavori assoluti di Leonardo da Vinci, Michelangelo, Dürer, Giorgione e Bellini, affiancati da strumenti scientifici, modelli anatomici, abiti, libri, oggetti quotidiani e rari reperti di cultura materiale. Opere e materiali provenienti da prestigiose istituzioni internazionali, molte delle quali mai viste prima in Italia, raccontano un’epoca in cui arte e scienza iniziano a interrogarsi sul corpo umano in modo nuovo e rivoluzionario. Il percorso si articola in tre sezioni. La prima, “Il corpo svelato, conoscere”, indaga il corpo come oggetto di studio medico e scientifico, valorizzando il ruolo di Padova e Venezia come centri d’avanguardia in ambito anatomico ed editoriale. Fiore all’occhiello di questa sezione è il ritorno in mostra, dopo sei anni, dell’Uomo Vitruviano di Leonardo, icona del Rinascimento e simbolo dell’ideale di perfezione proporzionale. Il disegno dialoga per la prima volta con un rilievo metrologico dell’antica Grecia e con l’Autoritratto a corpo nudo di Albrecht Dürer, in un confronto tra ideale e realtà. La seconda sezione, “Il corpo nudo, desiderare”, riflette sulla rappresentazione del corpo come oggetto di attrazione. Qui convivono la sensualità della Venere sdraiata rinascimentale e il pathos spirituale dei corpi maschili di santi e eroi. La mostra esplora anche l’erotismo domestico attraverso ritratti, miniature e oggetti legati alla vita privata, come simboli di fecondità e bellezza codificata. Infine, “Il corpo costruito, rappresentarsi” pone al centro il corpo come costruzione sociale e culturale. Trattati chirurgici, cosmetici, abiti e accessori definivano i modelli maschili e femminili dell’epoca, imponendo codici di rappresentazione precisi. Particolarmente significativo lo scrigno del XVI secolo con specchi e profumi, una sorta di “make-up box” ante litteram. Ma la sezione indaga anche l’idea di corpo trasformabile e superabile, con armature e protesi meccaniche pensate per chi tornava mutilato dal campo di battaglia. "Corpi moderni" non è soltanto una mostra d’arte: è un’esplorazione attualissima del corpo come oggetto culturale, simbolico e identitario. In un’epoca in cui discutiamo di corpo digitale, identità fluide e trasformazioni biotech, l’indagine rinascimentale risuona con forza, rivelando come le domande su bellezza, sessualità, invecchiamento e umanità siano ben più antiche di quanto pensiamo. Un’occasione imperdibile per scoprire come il Rinascimento non abbia solo rappresentato il corpo, ma abbia iniziato a inventarlo. Nota critica del Prof. Mario Carchini, docente dell'Accademia Statale di Belle Arti di Carrara.