Dura un solo giorno l’esperienza di Cancellara in giallo.
La terra belga, dove la carovana del Tour si è trasferita dall’Olanda, non è suolo di riconferme, e così in vetta alla classifica generale si trova ora un inglese, quel Chris Froome (Sky) che già nella tappa di ieri aveva dato un consistente assaggio della sua voglia di essere protagonista in questa corsa.
La caduta, ideale ma anche fisica, di Cancellara (Trek) non è la sola registratasi nella tappa odierna, centocinquantanove chilometri da Anversa ad Huy: molte altre ce ne sono state durante il percorso, e parliamo di cadute soprattutto fisiche.
Ore 15.58, mancano cinquantotto chilometri all’arrivo. Fino a quel momento la frazione era stata caratterizzata da una fuga a quattro, che aveva visto protagonisti Bryan Nauleau (Europcar), Martin Elmiger (Iam), Serge Pauwels (MTN Qhubeka) e Jan Barta (Iam), alla sua seconda impresa consecutiva da lepre. Al momento del passaggio-pellegrinaggio dal paese natale di Eddie Merckx, il quartetto era arrivato ad accumulare un vantaggio di ben 2’53”, che però, quando si era in prossimità del rifornimento, era già calato a 53”.
Ed è proprio al rifornimento che succede il fattaccio: accade, più precisamente, che un corridore della Fdj, William Bonnet, che si trovava nelle prime venti posizioni, per tentare di farsi largo nella selva fa come Messala nella corsa delle bighe in Ben Hur, e prende la ruota di un competitor a cui è appiccicato: e così dà l’abbrivio ad un mostruoso effetto-domino le cui vittime sono circa una ventina di corridori: tra questi, c’è anche Cancellara. Il direttore del Tour, Proudhomme, mette in stand-by la corsa: per quasi venti minuti la gara è “congelata”, forse addirittura a rischio sospensione, come qualcuno inizia a paventare (o a sperare: la Movistar vorrebbe interrompere). Si affollano le autoambulanze sul tratto del "disastro" (un rettilineo), di minuto in minuto si accresce la lista dei malconci: corsa finita per il simpatico Tom Dumoulin (il corridore della Giant reso famoso dallo spot dello shampoo alla caffeina), per Simon Gerrans (Orica-GreenEDGE), e per William Bonnet, l’iniziatore del disastro.
Alle 16.15, quando Proudhomme decide la ripresa della gara ma in modo neutralizzato (cioè azzerando il valore dei traguardi), sono parecchi gli zombies sui pedali: atleti, cioè, che decidono coraggiosamente di andare avanti ma in condizioni fisiche davvero approssimative: e per alcuni di loro, come Cancellara e Michael Matthews (Orica-GreenEDGE), la partecipazione alla tappa di domani è seriamente in forse. Altri “Enrico Toti” sul sellino: Daniel Teklehaimanot (MTN-Qhubeka), Greg Henderson (Lotto Soudal), Johan Van Summeren (AG2R) e Ten Dam (Lotto NL).
A quarantacinque chilometri dall’arrivo finisce la fase di neutralizzazione: la corsa torna competitiva. A guidarla ci sono Tinkoff-Saxo, Sky e Astana. Ma è un uomo Bmc, Scharr, a superare per primo il traguardo del gpm della Cote d’Ereffe.
A due chilometri dalla conclusione, ultimo brivido della giornata: Roman Kreuziger (Tinkoff-Saxo), va lungo su una curva, ed è solo col suo grande mestiere che riesce a non deragliare definitivamente.
Superato il muro di Huy, è volata finale: se la giocano Froome e Joaquim Rodriguez della Katusha. La spunta l’iberico, Froome arriva subito dopo di lui e questo gli consente di vestire la maglia gialla, anche se con un solo secondo (!) di vantaggio su Tony Martin (Etixx). Terzo posto in classifica generale per Van Garderen (Bmc).
Qualche posizione più sotto, due illustri conoscenze: Rigoberto Uran (Etixx) e Alberto Contador (Tinkoff). Nessun italiano tra i primi dieci, anche se Vincenzo Nibali (Astana), arrivato settimo al traguardo, dà qualche segno di rinascita: se non è ancora uno squalo, quantomeno comincia a fare lo squaletto.