Erano un peschereccio, “Marianne”, e altre quattro navi. Partiti da Goteborg lo scorso maggio, avevano fatto tappa a Palermo.
Appartenevano alla Gaza Freedom Flotilla, la forza navale internazionale di pace che, nel 2010, fu allestita su interessamento del Free Gaza Movement e di un’organizzazione umanitaria turca (l’IHH) per soccorrere, e rifornire del necessario, i palestinesi della Striscia di Gaza, sottoposti a blocco navale israeliano dal 2008; la flotta, naturalmente, è rimasta operativa, perché l’embargo anti-palestinese non è ancora stato tolto.
I legni sono stati intercettati e fermati, il 29 giugno, dalla Marina ebraica, senza però che questo ingenerasse scontri: i marinai israeliani, infatti, sono saliti a bordo delle imbarcazioni e le hanno ispezionate, al solito, in modo incruento, ma stavolta nessuna ciurma ha tentato di ostacolarle. In ogni caso le imbarcazioni sono state sequestrate, e costrette a terminare il loro viaggio nel porto meridionale di Ashdod: una prassi, anche questa, abbastanza consueta.
L'esperienza della Freedom Flotilla 3 non ha, dunque, niente a che vedere, insomma, con lo spiacevolissimo episodio che accadde proprio nel 2010, più precisamente alla fine di maggio, e vide la morte di nove persone facenti parte dell'equipaggio di un'unità della FF e il ferimento di una decina di soldati israeliani. Incuranti del blocco posto intorno alle acque della Striscia di Gaza, e anche del fatto che proprio in quel periodo la campagna marittima che lo salvaguardava, l’Operazione Brezza Marina, era nel pieno del suo svolgimento, le navi della Flotilla, che trasportavano generi vari, tra cui anche diecimila tonnellate di calcestruzzo, varcarono l’invarcabile. Intercettate, subirono l’ispezione dei soldati delle forze navali speciali israeliane, appartenenti alla squadra Shayetet 13: all’improvviso, però, gli attivisti che erano a bordo della nave maggiore della flotta, la comorense Mavi Marmara, assalirono gli israeliani, innescando un conflitto a fuoco il cui bilancio è già stato ricordato.
La flotta, comprendente navi da carico e da passeggeri, era composta da unità battenti bandiera comorense, come si è detto, e poi statunitense, greca, turca, cambogiana e gilbertese (cioè di Kiribati). A bordo di ognuna, però, equipaggio e passeggeri formavano un vero e proprio arcobaleno di popoli, provenendo da ben quaranta paesi diversi, tra cui anche l’Italia.
Con l'incidente della Mavi Marmara ebbe dunque termine la storia della prima spedizione della Freedom Flotilla, la cosiddetta Freedom Flotilla 1; nel 2011 venne messa su la Freedom Flotilla 2, ma delle nove navi che ne facevano parte solo una, la francese Dignité Al Karama, riuscì ad avvininarsi a Gaza. Alcune navi greche e svedesi vennero messe subito fuori gioco da strani problemi tecnici (si parlò di sabotaggi); altre furono fermate alla partenza.