Stroncato da un infarto è morto, nella sua casa di Cocoa Beach in Florida, Jack King, Il bostoniano. Aveva ottantaquattro anni.
Giovedì 11 giugno il conto alla rovescia si è compiuto anche per Mr. 3-2-1-0, uno che, da cronista asettico dell’Associated Press per la Nasa, di countdown ne aveva raccontati parecchi. Quello dell’Apollo 11, il più celebre, ma anche quelli di altre missioni Apollo, e di varie missioni Gemini, quelle il cui equipaggio era costituito immancabilmente da una coppia di astronauti.
Il cuore di quel vecchio, consumato reporter era rimasto tra le stelle. Anzi, a quel momento magico, fatidico, in cui si prende il decollo per arrivarci. Diventa fin troppo semplice enfatizzare il fatto che, fatalmente, l’ospedale in cui King si trovava ricoverato era vicinissimo a Cape Canaveral. Ma, forse, potendo scegliere, egli non avrebbe disdegnato di chiudere per sempre gli occhi davanti alle rampe di lancio.
Se la vita, per King, non si era certo fermata dopo quello storico 16 luglio del 1969, di sicuro la sua celebrità, negli anni a seguire, continuò inevitabilmente a ruotare intorno a quella data, che vide l’uomo toccare per la prima volta il suolo lunare. Una data epocale, esattamente come quella in cui l’uomo scoprì il fuoco, o inventò la scrittura. Con una differenza non di poco conto: delle tre, è l’unica che rimarrà nella memoria cronologica del genere umano.
“Mi piacerebbe percepire un centesimo per tutte le volte in cui la mia voce è stata riprodotta, citata o riproposta nei vari documentari e inchieste sull’Apollo11”, diceva spesso. Quel giorno di luglio di fine anni '60, però, qualsiasi prospettiva di guadagno materiale passava in secondo piano rispetto all’emozione di essere testimoni del “grande passo per l’umanità”, spiritualmente al fianco di Armstrong, Collins e Aldrin.
Appena un anno dopo 2001: Odissea nello spazio di Kubrick, una voce dal tono istituzionale e al contempo non priva di partecipazione fece capire che la frontiera astrale poteva essere un po’ meno apocalittica di quella immaginata dal cinema e dalla fantascientifica, e nello stesso tempo un po’ più epica: forse un po’ più umana.