Dal 2004 è il festival dell’automazione più importante del mondo: è il Darpa Robotics Challenge di Los Angeles, organizzato dalla Darpa, l’agenzia tecnologica della Difesa Usa.
Partito nell’anno delle Olimpiadi greche con una gara tra automobili autocomandate, nessuna delle quali, però riuscì ad arrivare al traguardo in pieno deserto, il Mojave Desert (alcune, anzi, non si misero neppure in moto), il DRC giunge all’undicesimo anno di vita con un agone dedicato ai robot androidi. Roba da immaginario cartoonesco-ludico-fantascientifico? Forse è meglio dire che quell’immaginario si converte ad usi pratici (prima di tutto civili), ma da quell’immaginario si parte.
Nove robot umanoidi, concepiti e assemblati in diverse parti del mondo, che si sfideranno il 5 e 6 giugno prossimi in test di abilità e resistenza. E per quanto alcuni di loro, per stazza e atteggiamento, ricordino realmente dei robot guerrieri, non ci saranno scontri marziali o prove di lotta: dovranno anzi dimostrare quanto i loro programmatori siano riusciti a renderli il più possibile simili ad uomini alle prese con la vita quotidiana, guidando e scendendo da un veicolo, aprendo una porta, localizzando e chiudendo una valvola, forando un muro, rimuovendo o superando un ostacolo, salendo le scale.
Bricoleur, idraulici, chauffeur dentro una carcassa da Transformers o da Gundam: evidentemente, i loro progettisti devono essere cresciuti a pane, elettronica e personaggi dei robo-manga. Anche trasposti in 3D per la bacheca dei giocattoli nelle loro camerette. E si vede…
Andiamoli a conoscere, questi nove concorrenti. Gli Stati Uniti, padroni di casa, gareggiano con tre macchine: “Chimp”, un robot rosso, basso, caratterizzato dalle braccia che terminano con una sorta di chele; “Cog-Burn”, vero e proprio aracno-robot filiforme, e “Leo Atlas”, una sorta di leone robot in posizione eretta (e un uncino al termine del braccio destro). Il Giappone è presente con due creazioni: “Aero DRC”, con un minace atteggiamento da ninja, e “HRP2”, che sembra uscito dall’Impero del Male di Guerre Stellari.
Ci sono poi la Corea del Sud con “Thormang”, robot slanciato, e la Germania con “Johnny 5”: entrambi questi modelli si caratterizzano per il fatto che le gambe sembrano imitare le strisce dei cordoli stradali. Non manca Hong Kong, con “Atlas”, che si differenzia dal quasi omonimo americano per il fatto che ha entrambe le mani: un uncino come sinistra e una terminazione molto simile ad una pistola laser a far da destra.
E c’è spazio pure per l’Italia: portabandiera della nostra tecnologia robotica sarà Walk-Man, un muscoloso giocatore di football americano con tanto di casco, nato nell’Istituto italiano di tecnologia di Genova. Sembra sprecato per fare il maggiordomo perfettino, ma sarà proprio quella la strada progettata per lui dagli ingegneri del team di Nikolaos Tsagarakis.