Corsa doppia. O corsa al quadrato.
O corsa alla velocità di due generazioni, di due secoli, magari di due millenni. Qualunque sia il significato recondito che si cela dietro la sua denominazione il progetto Run2, al Cern (Centro europeo per la ricerca nucleare) di Ginevra, corre veloce.
Grazie anche al suo “braccio operativo”, l’acceleratore Lhc, il più grande del mondo. E il più veloce. Capace di realizzare collisioni di particelle all’energia da primato di tredicimila miliardi di elettronvolt. Un’enormità al di sopra di qualsiasi possibile tentativo di immaginazione umana: qui veramente siamo al punto in cui la pretesa dei mortali di raggiungere la Tachos suprema potrebbe scontrarsi con la Hybris divina.
E pensare che questa è ancora la fase beta, cioè quella di sostanziale sperimentazione. A regime completo, comunque, l’acceleratore dovrebbe far raggiungere alle particelle cozzanti la velocità di quattordicimila miliardi di elettronvolt: dunque, rispetto agli ottomila dei primi test (ricordiamo che l’Lhc è stato inaugurato nel 2008), l’incremento di potenza è quasi giunto all’optimum.
Ma che cos’è precisamente questo misterioso e potentissimo Lhc, o, detto per esteso, Large Hadron Collider (Grande Collisore di Adroni), successore del Lep, Large Electron-Positron Collider? All’apparenza sembra una grande sequenza di tubi ipogei, dipinti di azzurro. La cosa affascinante è esplorare cosa diavolo passa, dentro quei tubi, che sembrano condutture sotterranee per il gas (il tunnel in mezzo al quale passano si trova in una regione segreta tra l’aeroporto di Ginevra e i monti Giura), ma in realtà altro non sono che magneti superconduttori: si tratta di adroni, protoni e ioni pesanti.
Ci troviamo nella dimensione dell’energia più energia, nelle sue componenti essenziali e per questo al suo massimo grado: gli adroni sono, infatti, formati da quark, gli elementi più piccoli del mondo fisico, e da gluoni, i “collanti” dei quark.