La frazione più lunga di tutto il Giro 2015.
Non proprio un tappone di montagna, ma pur sempre un tappone. Duecentosessanta chilometri, da Grosseto a Fiuggi, passando per Tuscania, Castelnuovo di Porto, Monterotondo, Palestrina, Tivoli. A vincere la tappa Diego Ulissi della Lampre-Merida, anche lui, come il quasi omonimo eroe omerico, reduce da una lunga odissea lontano dalla sua Itaca (intendendo per Itaca le corse in bicicletta e i vittoriosi traguardi).
Nove mesi di squalifica, lunghi come vent’anni di peregrinazione nel Mediterraneo: gli erano stati comminati a giugno dello scorso anno dopo che era risultato positivo al salbutamolo (praticamente la sostanza che in questa stagione è familiare a tutti gli allergici col nome di Ventolin). Ma ora era giunto il momento di togliere i panni dell’anonimato, e di scoccare la freccia inesorabile per far diradare la folla dei proci velocisti, che già si accalcavano in prossimità del traguardo. Di Ulissi, però, aveva da esser l’alloro, il meritato alloro ritrovato; e così i tanti suoi fans, fedeli come Eumeo, hanno potuto riabbracciarlo campione, oltre che la sua Penelope (la moglie Arianna) e il suo piccolo Telemaco al femminile (la figlia Pia).
Se a vincere la tappa è stato un eroe omerico, a mettersi – anzi, meglio, a continuare a stringere in pugno – la maglia rosa è stato una specie di Enrico Toti ispanico: quell’Alberto Contador che, smentendo le voci di un ritiro circolate ieri in tarda serata, si è fatto trovare regolarmente al suo posto, alla partenza del tappone, ornato sì, del simbolo del comando (al di là del prestigio per lui, in questo momento, una vera e propria “maglia di forza”), ma anche con un’evidente fasciatura alla spalla, che, nella caduta di ieri, aveva subito una sublussazione.
Anche al 60% della sua condizione, però, Contador resta sempre Contador, e così, per confermarsi leader, gli è bastato controllare da par suo i competitori in classifica generale. Nelle grandi corse a tappe, si sa, la graduatoria che registra la leadership diventa presto una scacchiera, in cui, spesso, per consolidare la propria posizione i pezzi più pregiati devono restare il più possibile immobili. Ci vogliono ottimi pedoni, cioè i gregari, per coprire le offensive e ammortizzarne i danni. Senza dire, poi, che spetta sempre ai pedoni aprire, materialmente, la partita, anche a costo di sacrificarsi: è, questo, esattamente il destino di quegli altri “pedoni” del ciclismo anche noti come "fuggiaschi", che quasi sempre hanno lo scopo di destabilizzare gli equilibri in partenza, ma poi, alla fine, vengono quasi sempre risucchiati. Almeno, però, il sacrificio che fanno serve loro a collezionare gran premi della montagna e traguardi volanti.
E’ quello che è successo anche oggi: i traguardi volanti di Vallelunga e di Cave se li è aggiudicati Marco Bandiera della Androni, e il gpm di Monterotondo è stato vinto da Nikolay Mihailov, della Nippo-Fantini, entrambi della banda dei fuggitivi. Poi, però, la tappa l’ha vinta Ulissi, che fuggitivo non era, bensì inseguitore.